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Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1901), olio su tela, cm 293x545, Milano, Museo del Novecento, Palazzo dell'Arengario. « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...  »

L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARÁ OPERA DEI LAVORATORI STESSI

L'Unione Sindacale Italiana, sezione italiana dell'A.I.T. (Association Internacional de los Trabajadores) fondata nel 1912, disciolta dal fascismo nel 1922, si è faticosamente ricostituita alla fine degli anni settanta. 

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Coerentemente con gli scopi che si prefigge, l'USI tende all'autorganizzazione dei lavoratori; pratica la democrazia diretta; si fonda sui principi dell'autogestione; non è dipendente nè tributaria di alcun partito politico,di alcun movimento specifico, di alcun dogma religioso o laico.

L'Autogestione delle Lotte per l'Autogestione del Lavoro

 

Immigrazione e rifugiati. Contro-informazione

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Giugno 2015 16:16 Scritto da Sandro Mercoledì 24 Giugno 2015 16:13

Immigrazione e rifugiati: 5 cose da sapere prima di aprire la bocca

in Contro-informazione — 17 giugno 2015


Ad ogni emergenza, come in questi giorni, sui media parte sempre la solita litania infarcita di domande retoriche: Siamo vittime di un’invasione? Perchè stanno venendo tutti qua? Come possiamo difenderci? Mai una volta che si cerchi di rispondere alla domanda delle domande, quella che potrebbe aiutare lo spettatore a mettere veramente a fuoco il fenomeno: per quale motivo e da che cosa questa gente sta scappando?

E’ una domanda che evidentemente non si può fare, perché la risposta comporterebbe anche l’obbligo di una riflessione su noi stessi, sulle politiche dei nostri governi e sui costi sociali del nostro benessere. Ci costringerebbe a guardarci dentro ed a riflettere su alcune questioni che diamo per scontate. Cose del tipo: esiste una correlazione tra immigrazione e guerre scatenate dai nostri governi in giro per il mondo? E la nuova offerta super conveniente che mi hanno proposto per la fornitura domestica del gas a cosa sarà dovuta? E le verdure e la carne che il supermercato mi offre a basso prezzo c’entrano qualcosa?

Ma prima di rispondere a queste domande procediamo con ordine.

1. IN ITALIA SIAMO PIENI DI RIFUGIATI?

Stati che accolgono più rifugiati nel mondo – dati 2014

Il Pakistan ospita al suo interno oltre 1,6 milioni di rifugiati, Iran e Libano oltre 800mila (per il Libano i rifugiati rappresentano addirittura il 19% della popolazione totale), la Turchia e la Giordania oltre 600mila (con un’incidenza del 10% sulla popolazione totale). Se ci soffermiamo a ragionare sui dati percentuali, i più pertinenti per capire quanto “l’emergenza rifugiati” pesi sulle società ospitanti, scopriamo che in Svezia rappresentano l’1,19 % della popolazione totale, in Austria lo 0,66, in Francia lo 0,35, in Germania lo 0,23, mentre in Italia la loro incidenza sulla popolazione totale si ferma allo 0,13%. Sono 78mila persone in tutto, una ogni 767 abitanti. In pratica, seguendo i dati, in tutto il vostro quartiere è probabile che vi siano tra si e no una decina di rifugiati. Sorpresi? Scommetto che se siete soliti perdere i pomeriggi guardando Giletti pensavate fossero molti di più.

2. I RIFUGIATI CI COSTANO UN SACCO DI SOLDI?

Il business dei rifugiati a Roma

Questo è l’altro grande cavallo di battaglia di tutti i razzisti: “Ai rifugiati diamo 35 euro al giorno e agli italiani niente”. Ma sapete quanto viene dato a un rifugiato? 2,50 euro sotto forma di buono spesa (il cosiddetto pocket money) da utilizzare presso alcuni negozi convenzionati per beni di prima necessità. Basta. Tutti gli altri soldi che vengono spesi vanno in mano ad italiani. Quando la cosa è gestita a norma di legge servono a ripagare servizi reali e creano anche un indotto con ricadute sull’economia reale: stipendi agli operatori sociali, acquisti di cibo presso servizi di catering, affitti a hotel e residence che li ospitano. Quando invece è gestita tramite tangenti e ruberie – il che succede molto spesso – servono principalmente a far fare un sacco di soldi agli affaristi dell’accoglienza. Come ha recentemente dimostrato il caso di “mafia capitale” con il grande boss del sistema dell’accoglienza – Salvatore Buzzi – intercettato mentre spiegava all’interlocutore: “Ma tu c’hai idea quanto ce guadagno sui rifugiati? Er traffico de droga me rende meno”. Comunque siano spesi è importante sapere anche che i 35 euro al dì in questione sono appositamente erogati dal “Fondo Europeo per i rifugiati”, che li destina all’Italia esclusivamente per questo scopo, quindi non si tratta di soldi che potrebbero essere spesi in altro modo.

3. QUALE RELAZIONE ESISTE TRA GUERRE FATTE DALL’OCCIDENTE E RIFUGIATI?

Principali paesi d’origine dei rifugiati in Europa

Osservate la mappa a lato e guardate quali sono gli stati dai quali provengono la maggior parte dei richiedenti asilo arrivati in Europa. Ai primi quattro posti abbiamo Siria, Iraq, Afghanistan e Kosovo. In Siria da ormai 4 anni si combatte una guerra civile fomentata in gran parte dai paesi occidentali che hanno imposto sanzioni e minacciato guerra al governo legittimo di Assad e finanziano la fazione del cosiddetto Esercito Libero Siriano, mentre sfruttando il vuoto di potere l’Isis avanza e i cittadini siriani, ovviamente, cercano di scappare. In Iraq e Afghanistan assistiamo da oltre un decennio ai tragici effetti della “guerra al terrorismo” voluta da George Bush, con la scusa dell’attentato alle torri gemelle. Le bombe americane autorizzate dopo la formulazione di prove false su ipotetiche armi di distruzioni di massa (Iraq) e allo scopo di stanare Bin Laden che in realtà se ne stava tranquillo e protetto dentro i confini dell’alleato pachistano (Afghanistan), hanno creato nient’altro che insicurezza, bombe ai mercati e distruzione di ogni infrastruttura economica. Per ultimo il Kosovo, dove l’aggressione della Nato contra la Serbia, in barba al diritto internazionale, ha sancito l’indipendenza dell’ex provincia di Belgrado, la quale continua ad essere guidata in nome della divisione etnica, mentre la minoranza serba perseguitata non smette di scappare. Forse prima di tutto il resto i media nostrani dovrebbero chiedersi quanto la nostra politica estera abbia alimentato morte, povertà ed emigrazione, non credete?

4. COSA C’ENTRA LO SFRUTTAMENTO DELLE RISORSE CON L’IMMIGRAZIONE?

Interessi delle multinazionali del petrolio in Africa

Ma non è solo la guerra a impoverire i territori spingendo gli abitanti locali a cercare riparo altrove. L’immagine a fianco mostra la fitta rete di commerci petroliferi che dagli stati africani si dipanano verso il resto del mondo. Una relazione commerciale quanto mai iniqua: dove multinazionali petrolifere americane, europee ed asiatiche sfuttano i territori africani lasciando in cambio una manciata di denari a poteri (spesso dittatoriali) compiacenti e frequenti distrastri ambientali. Dal delta del Niger ad esempio, si stima che ogni anno decine di migliaia di persone partano in cerca di protezione umanitaria proprio perché vittime della violenza e dell’inquinamento (che ha reso impossibile la pesca, sostentamento storico per quelle popolazioni) generati dal business del petrolio. Sarebbe sbagliato credere che questa forma di commercio sia paritaria, perché appunto si basa sulla connivenza dei poteri locali (che siano sceiccati come nel golfo arabo o governi autoritari dell’africa post-coloniale) che vengono finanziati e mantenuti al potere in cambio della cessione delle proprie risorse. Nella storia recente due paesi al mondo hanno cercato una strada diversa: la Libia di Gheddafi, dove le risorse naturali erano nazionalizzate, e il Venezuela dopo la rivoluzione bolivariana di Hugo Chavez, che cessò i contratti con le multinazionali e fece gestire le risorse petrolifere a compagnie di stato, sancendo che i proventi dovessero servire in massima parte per lo sviluppo del paese e la lotta alla povertà interna. Il risultato? In Libia sappiamo che fine ha fatto Gheddafi, mentre in Venezuela gli Usa cercarono (fallendo) di fomentare un colpo di stato contro Chavez nel 2002.

5. IL FURTO DELLE TERRE (LAND GRABBING) E I FENOMENI MIGRATORI.

Relazione tra vendita di terre e povertà nel mondo

Da una parte paesi come Sud Sudan, Papua Nuova Guinea, Indonesia, Congo e Mozambico. Dall’altra: Stati Uniti, Emirati Arabi, Gran Bretagna, Singapore, Cina e Arabia Saudita. I primi sono i paesi dove più massiccio è stato l’accaparramento di terre, i secondi sono quelli che quelle terre le hanno rilevate. Ecco il colonialismo del XXI secolo. Un colonialismo senza fucili, ma sostanzialmente simile al colonialismo degli albori. D’altronde anch’esso iniziò con lo sventolio di titoli di proprietà. A partire dal 2000, a livello globale, contiamo oltre 1.600 accordi di acquisizione di grandi porzioni di terreni, per un totale di oltre 60 milioni di ettari. Come se ogni 4 giorni venisse espropriata una porzione di terreno più grande di Roma, con accordi che sanciscono il diritto esclusivo in locazione per 50 o 99 anni (non in acquisto per evitare le tasse) non solo sul suolo, ma anche su tutto ciò che vi si trova sotto e sopra. Quindi anche possesso di risorse naturali e idriche, senza costi aggiuntivi. Ai contadini locali di norma viene lasciato qualche giorno per lasciare i terreni e portare via i propri averi, prima di rimanere senza terra, senza casa e senza cibo. Questo è il “land grabbing”. Le conseguenze sociali del fenomeno sono: affollamento urbano e povertà, erosione di culture ed economie locali e – quando la terra viene destinata a coltivazioni per l’esportazione o biocarburanti – minaccia alla sicurezza alimentare e all’ambiente coinvolto. Milioni di contadini sono stati in questi anni espropriati della loro, povera ma dignitosa, vita sui campi. Molti di essi cercano di emigrare, alcuni dopo un lungo peregrinare attraverso l’africa, scampando a guerre e carestie, arrivano qua come rifugiati. Dovevano rimanere a casa loro? Se imperialismo e neo-colonialismo non fossero arrivati ad impedirglielo, sicuramente lo avrebbero preferito anche loro.

 

   

FERMIAMO LA STRAGE. 20 giugno 2015 a Roma

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Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Giugno 2015 09:40 Scritto da Sandro Giovedì 18 Giugno 2015 09:37

FERMIAMO LA STRAGE

L'Europa nasce o muore nel Mediterraneo.

Pace, sicurezza, benessere sociale ed economico si raggiungono solamente se si rispettano l'universalità dei diritti umani di ogni donna e di ogni uomo.

La regione del Mediterraneo è una polveriera ed il mare è oramai un cimitero a cielo aperto. Dall'inizio del 2015 nel mediterraneo sono morte più di1700 persone. L'Europa, per storia, per cultura, per geografia, per il commercio, è parte integrante di questa regione ma sembra averne perso memoria.

Il dramma di profughi e migranti, il loro abbandono in mano alle organizzazioni criminali, il dibattito su come, dove e chi colpire per impedire l'arrivo di uomini e donne che cercano rifugio o una vita dignitosa in Europa, non è altro che l'ultimo atto che testimonia l'assenza di visione politica da parte dei governi dell'UE.

Questa drammatica situazione ha responsabilità precise: le scelte politiche e le leggi dei governi europei che non consentono nessuna via d'accesso sicura e legale nel territorio dell'UE e costruiscono di fatto quelle barriere che provocano migliaia di morti nel Mediterraneo, nel Sahara, nei paesi di transito, nella sacca senza uscita che si è creata in Libia. Scelte coscienti e volute che configurano un crimine contro l'umanità.

La risposta dell'UE, confermata nell'Agenda Europea sull'immigrazione, ripropone soluzioni che hanno già dimostrato di essere miopi e di produrre effetti opposti agli obiettivi dichiarati.

Aumentare le risorse per avere più controlli e più mezzi per pattugliare le frontiere, anziché salvare vite umane, è sbagliato e non fermerà le persone che vogliono partire per l'Europa.

I conflitti irrisolti e le guerre hanno prodotto ad oggi, oltre 4 milioni di profughi palestinesi, circa 200.000 saharawi accampati nel deserto algerino, 9 milioni di siriani tra sfollati e profughi, 2 milioni di iracheni sfollati. Il flusso di uomini e donne dall'Afghanistan e dall'inferno della Libia, le persone in fuga dalla Somalia, dall'Eritrea, dal Sudan e da altri paesi africani, da anni è continuo.

Dietro le storie di queste persone oltre a povertà, malattie, dittature e guerre, ci sono interessi politici ed economici internazionali.

Guerre, povertà, saccheggio delle risorse naturali, sfruttamento economico e commerciale, dittature, sono le cause all'origine delle migrazioni contemporanee. Essere liberi di muoversi, migrare, deve essere una conquista dell'umanità non una costrizione.

L'Europa deve costruire una risposta di pace, di convivenza, di democrazia, di benessere sociale ed economico, ispirandosi al principio di solidarietà e abbandonando le politiche securitarie, dell'austerità, degli accordi commerciali neolibertisti, di privatizzazione dei beni comuni. L'Europa deve investire sul lavoro dignitoso, sulla giustizia sociale, sulla democrazia e sulla sovranità dei popoli.

L'Europa siamo noi. Noi dobbiamo fare l'Europa sociale solidale.

Le nostre dieci priorità per uscire dall'emergenza e costruire l'Europa del futuro sono:

?La UE attivi subito un programma di ricerca e salvataggio in tutta l'area del Mediterraneo.

?Si ritiri immediatamente ogni ipotesi di intervento armato contro i barconi che, oltre a non avere alcuna legittimità, come ribadito dal Segretario dell'ONU Ban Ki-Moon, rischia di produrre solo altri morti e alimentare ulteriori conflitti.

?Si rinunci all'ennesimo strumento di una più ampia strategia di esternalizzazione delle frontiere europee. Si aprano subito canali umanitari e vie d'accesso legali al territorio europeo, unico modo realistico per evitare i viaggi della morte e combattere gli scafisti.

?Si attivi contestualmente la Direttiva 55/2001, garantendo così uno strumento europeo di protezione che consenta la gestione dei flussi straordinari e la circolazione dei profughi nell'UE.

?Si sospenda il regolamento Dublino e si consenta ai profughi di scegliere il Paese dove andare sostenendo economicamente, con un fondo europeo ad hoc, l'accoglienza in quei Paesi sulla base della distribuzione dei profughi. Ciò nella prospettiva di arrivare presto ad un sistema europeo unico d'asilo e accoglienza condiviso da tutti i Paesi membri.

?In attesa di un sistema unico europeo, si metta in campo, in tutti i Paesi membri, un sistema stabile d'accoglienza, unitario e diffuso, per piccoli gruppi, chiudendo definitivamente la stagione dell'emergenza permanente e dei grandi centri, che ha prodotto e produce corruzione e malaffare. Un sistema pubblico che metta al centro la dignità delle persone, con il coinvolgimento dei territori, dei comuni, con soggetti competenti, procedure trasparenti e controlli indipendenti.

?Si intervenga nelle tante aree di crisi per trovare soluzioni di pace, senza alimentare ulteriori guerre, o sostenere nuovi e vecchi dittatori, promuovendo concretamente i processi di composizione dei conflitti e le transizioni democratiche, la difesa civile e non armata, le azioni nonviolente, i corpi civili di pace, il dialogo tra le diverse comunità.

?Si sospendano accordi - come i processi di Rabat e di Khartoum - con governi che non rispettano i diritti umani e le libertà, bloccando subito le forniture di armamenti.

?Si programmino interventi di Cooperazione per lo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici e non si consenta alle multinazionali di usare per interessi privati i programmi europei di aiuto allo sviluppo.

?Si sostenga un grande piano di investimenti pubblici per l'economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica. Si sostenga la rinegoziazione dei debiti pubblici ed annullamento dei debiti pubblici non esigibili o prodotti da accordi e gestioni clientelari o di corruzione.

Salvare vite umane, proteggere le persone, non i confini!

 

Le organizzazioni firmatarie di questo appello invitano a partecipare alla giornata di mobilitazione internazionale

il prossimo 20 giugno 2015 a Roma

Adesioni al 20 maggio 2015

ACLI, ACT - Agire, Costruire, Trasformare, ACTION, AMM - Archivio delle Memorie Migranti, ANPI, ANSI, Antigone, ARCI, ASGI, Associazione culturale Gianfrancesco Serio, Associazione Di Vivi, Associazione per i Diritti Umani, Associazione nazionale Per la Pace, Associazione per la Pace nel Centopievese,  Associazione Sant'Angelo Solidale Onlus,ATTAC Italia, Auser, Casa dei Diritti Sociali, Centro Astalli, CGIL, CIAC, CILD, CIPSI, CIR, Cittadinanzattiva, Comitato no-tem, Coordinamento Nord Sud del Mondo, CNCA, Coop Soc Progetto Con-Tatto, Coordinamento Universitario, COSPE, Costruire, CRIC, Dieci e Venticinque, Dimensioni Diverse, European Alternatives, FIOM-CGIL, FOCSIV, Fondazione Serughetti Centro Studi La Porta, Fratelli dell'Uomo, Gas del Parco di Milano, Gruppo Abele, Gruppo Consiliare del Comune di Milano Sinistra per Pisapia, GUS, La Rete scuole senza permesso di Milano, LasciateCIEntrare, LEGAMBIENTE, LIBERA, LUNARIA, NAGA, NIGRIZIA, Noi siamo Chiesa, Per me Modena (gruppo consiliare Comune di Modena), PRIME Italia, Progetto Diritti, Progetto Diritti di Roma, Rete della Conoscenza, Rete della Pace, Rete degli Studenti Medi, Rete Primo Marzo, Rete Progetto Diritti Milano, Rete Scuole Senza Permesso di Milano, Sbilanciamoci, SEI-UGL, SOS Razzismo, Senza Confine, Trasformare, Unione degli Studenti, UDU-Unione degli Universitari, UIL, ULAIA ArteSud, USI, Verità e Giustizia per i nuovi Desaparecidos,.

Aderiscono inoltre:

Alex Zanotelli, Assunta Signorelli, Carla Ermoli, Enrico Peyretti, Francesco Mortelli, Leo Piacentini, Luigi Ciotti, Maso Notarianni, Renata Moretti, Savino Pezzotta, Sergio Maestroni (Sindaco di Pregnana Milanese).

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