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Gli articoli, i comunicati, le lotte, le iniziative, delle sezioni locali e nazionali, hanno un permanenza non lunga nella pagina per fare posto a nuovi documenti. Pertanto in automatico tutto viene archiviata. I/Le compagni/e interessati a documentazione non più presente nel sito, possono fare richiesta alla sede di Milano.

Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1901), olio su tela, cm 293x545, Milano, Museo del Novecento, Palazzo dell'Arengario. « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...  »

L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARÁ OPERA DEI LAVORATORI STESSI

L'Unione Sindacale Italiana, sezione italiana dell'A.I.T. (Association Internacional de los Trabajadores) fondata nel 1912, disciolta dal fascismo nel 1922, si è faticosamente ricostituita alla fine degli anni settanta. 

L'USI è l'organizzazione nazionale di tutti i salariati, i precari e disoccupati, di ogni sesso e nazionalità residenti in Italia che si propongono di raggiungere con le proprie forze l'emancipazione dell'uomo liberandosi da qualsiasi dominio economico, politico, morale. (Art. 2 Principi dell'USI) 

Coerentemente con gli scopi che si prefigge, l'USI tende all'autorganizzazione dei lavoratori; pratica la democrazia diretta; si fonda sui principi dell'autogestione; non è dipendente nè tributaria di alcun partito politico,di alcun movimento specifico, di alcun dogma religioso o laico.

L'Autogestione delle Lotte per l'Autogestione del Lavoro

 

TTIP, libero scambio?

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Scritto da Sandro Martedì 25 Novembre 2014 17:24

TTIP, libero scambio?

No, protezionismo per le multinazionali

Comidad

A distanza di sette anni dall'avvio del negoziato, ed in prossimità della scadenza del 2015, finalmente la questione del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership, la "NATO economica") sta arrivando a conoscenza della gran parte della pubblica opinione. Quando i giochi sono già fatti, e tutto è stato deciso, allora è il caso di dare avvio al "dibattito democratico", anche se con gli opportuni accorgimenti. I post sulle testate online sono infatti equamente distribuiti tra favorevoli e contrari, in modo da fornire l'impressione di un equilibrio. Se un'opinione vale l'altra, questo TTIP non sarà poi così spaventoso da giustificare certe preoccupazioni. In tal modo, anche i sette anni di segretezza diventano un dettaglio trascurabile.

Queste tecniche di manipolazione puerili, ma sempre efficaci, vengono messe in atto in questo periodo anche per la "riforma" della Scuola. Il governo Renzi ha spinto la finzione al punto da allestire uno sportello di "ascolto" per le proposte dei cittadini. La "Buona Scuola" di Renzi si concede un bagno di democrazia, e molti cittadini, pur consapevoli di non contare nulla, si offrono volentieri all'abluzione rituale.

Si tratta poi dello stesso Renzi che ha dichiarato il suo appoggio "incondizionato" all'iniziativa del TTIP. A fronte di un negoziato ufficialmente ancora in corso, un aggettivo come "incondizionato" risulta piuttosto pesante da parte di un capo di governo, poiché compromette l'esito della trattativa. In altri tempi una tale dichiarazione avrebbe configurato il reato di alto tradimento, cioè la conclamata volontà di non tenere conto degli interessi del proprio Paese pur di compiacere il cosiddetto "alleato". Ma oggi un Presidente del Consiglio" può permettersi di sbracare tranquillamente, tra i canti di laude dei cori angelici della stampa ufficiale.

Il fatto grave è che l'aggettivo "incondizionato" non è semplicemente una delle tante boutade renziane, ma si riferisce proprio all'aspetto cruciale del TTIP, che non riguarda certo la libera circolazione delle merci. I dazi in vigore nell'interscambio commerciale USA-EU sono già bassissimi, e potevano essere pacificamente aboliti senza bisogno di un ulteriore trattato. Ma la diatriba storica tra protezionismo e liberoscambismo è puramente di facciata, e serve solo a gettare fumo negli occhi. Il cosiddetto "liberoscambismo" non è altro che uno slogan di copertura per una forma più subdola e aggressiva di protezionismo, dato che i vari trattati di "libero scambio" - dal WTO, al NAFTA al costituendo TTIP - sono costellati di clausole tendenti a favorire, in modo palese o occulto, le compagnie multinazionali.

Il punto cruciale del TTIP riguarda infatti la normativa di protezione degli interessi delle multinazionali, a cui verrebbe concesso anche il privilegio di citare in giudizio gli Stati che danneggino i loro interessi, eventualmente con legislazioni a favore dell'ambiente o del consumatore. Un privilegio del genere non verrebbe mai concesso ai comuni cittadini, ma alle multinazionali sì. Nessun pensionato potrà mai citare in giudizio lo Stato per la riforma Fornero, e nessun disoccupato potrà trascinare Renzi davanti ad un giudice per il "Jobs Act". L'uguaglianza davanti alla Legge è sempre stata un mito, ma è interessante il fatto che si voglia seppellire persino il mito con un apposito trattato.

Nella ricorrenza del venticinquennale della Caduta del Muro di Berlino, sta diventando popolare anche da noi un luogo comune che circola da tempo nei Paesi dell'Est Europa, secondo il quale i regimi comunisti mentivano sul comunismo, ma dicevano la verità sul capitalismo. In realtà la menzogna era più complessiva e insidiosa, poiché il cosiddetto "socialismo reale" condannava sì il capitalismo, ma offrendone nel contempo un'immagine piuttosto edulcorata e rassicurante, un celebrativo ritratto "nature", uno scenario suggestivo di competizione selvaggia e di individualismo sfrenato. Al contrario, il "capitalismo reale" costituisce uno squallido fenomeno di criminalità comune, che nel corso dei secoli si è specializzato nel rivendicare e ottenere ogni tipo di assistenza e protezione da parte dello Stato. Mentre gli economisti ci narrano la fiaba del mercato, le multinazionali praticano la predazione assistita dallo Stato.

Oggi improvvisamente si scopre l'acqua calda, e cioè che l'attuale presidente della Commissione Europea - quella mezza figura di Juncker -, può vantare come suo unico merito quello di essere stato per anni a capo di un Paese, il Lussemburgo, diventato un paradiso fiscale per le multinazionali. Allo scopo di favorire l'evasione, per Juncker ogni espediente era buono, sia "legale" che fraudolento.

Altro che "burocrate"!

Anzi, uno Juncker missionario dell'assistenzialismo per ricchi.

da sinistrainrete

   

25 novembre, giornata internazionale della donna

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Ultimo aggiornamento Martedì 25 Novembre 2014 14:07 Scritto da Sandro Martedì 25 Novembre 2014 14:00

25 novembre, giornata internazionale di lotta e di contrasto

alle violenze alle donne.

L'anno scorso, raccogliendo l'appello e l'invito di molte assemblee, collettivi e delegate sindacali, abbiamo proclamato per il 25 novembre uno sciopero nazionale per le aziende pubbliche e private, lo "sciopero delle donne", per permettere la copertura alle molte iniziative che in quel giorno, utilizzando l'arma ancora più forte che hanno lavoratori e lavoratrici e confederazioni sindacali, lo SCIOPERO (attaccato come diritto anche quello) si sono svolte con una giornata imnpegnativa ma meritevole di essere ricordata, evitando una volta tanto le "commercializzazioni" di altre giornate internazionali come l'8 marzo, che è stato snaturato dlala sua forza  originaria e rivoluzionaria.

Quest'anno, lo SCIOPERO GENERALE E SOCIALE, che ha intrecciato anche la questione di genere, del 14 novembre, ha portato tantissime donne nelle piazze, con la scelta che abbiamo condiviso e rispettato, di non fare il 25 novembre 2014, il secoondo "sciopero delle donne", ma sono tante le iniziative messe in campo e alle quali diamo il nostro sostegno morale.

Ma il 25 novembre non può essere relegato alla "scadenza di un giorno", non esiste un solo tipo di violenza alle donne, per questo lo diciamo anche noi, uomini e donne autorganizzati nell'Unione Sindacale Italiana, al PLURALE. Troppe sono ancora le discriminazioni, nello studio e nell'accesso al lavoro, sul lavoro, in famiglia, nelle scuole e nelle università, nelle grandi città come nei piccoli centri, dal punto di vista psicologico, sessuale, culturale, lavorativo (ancora oggi ci sono settori dove le donne, a parità di mansioni e livelli, hanno retribuzioni inferiori ai colleghi maschi)  perchè se ne possa fare la lotta di un giorno e se ne possa dare una "riduzione unica" al concetto (e purtroppo alla pratica) di violenza.

A tutte e a tutti, forti di una lunga tradizione che fin dal 1912, ha portato a mettere in campo una scelta di rottura con i modelli organizzativi, sociali  edi organizzazione gerarchica sul lavoro e nella società, diamo come USI un semplice messaggio di lotta, di speranza e di NON rassegnazione, indicando che le discriminazioni, le violenze, l'ignoranza si riescono a sconfiggere se si riuscirà come in passato, a riprendere un intervento costante e quotidiano dal punto di vista culturale e sociale, che ricostruisca un tessuto sociale e pratiche di solidarietà, di mutuo aiuto, di sostegno alle lotte, dai posti di lavoro, ai quartieri, alle scuole.  Le discriminazioni "di genere", non sono un problema solo delle donne e delle donne che già sono sensibilizzate, è una questione generale che riguarda tutti-e, è anche una questione per i "compagni maschi", come non siamo abituati a delegari ad altri-e le nostre lotte e le nostre scelte di campo, non possiamo e non dobbiamo delegare anche questa lotta, che è un segno se abbiamo ancora le caratteristiche per praticare processi reali, effettivi, si spera duraturi, di emancipazione civile e sociale e di trasformazione radicale dell'esistente.

ALLA LOTTA, AL LAVORO, SENZA RASSEGNARSI E PER RICOSTRUIRE QUEI RAPPORTI DI FORZA CHE POSSONO PERMETTERCI DI CAMBIARE, DAVVERO ORA E SEMPRE RESISTENZA, SVILUPPIAMO AUTORGANIZZAZIONE, AUTOGESTIONE, SOLIDARIETA' E GIUSTIZIA SOCIALE

25 novembre 2014

USI Unione Sindacale Italiana

   

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