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Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1901), olio su tela, cm 293x545, Milano, Museo del Novecento, Palazzo dell'Arengario. « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...  »

L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARÁ OPERA DEI LAVORATORI STESSI

L'Unione Sindacale Italiana, fedele ai principi dell'A.I.T. (Association Internacional de los Trabajadores) fondata nel 1912, disciolta dal fascismo nel 1922, si è faticosamente ricostituita alla fine degli anni settanta. 

L'USI è l'organizzazione nazionale di tutti i salariati, i precari e disoccupati, di ogni sesso e nazionalità residenti in Italia che si propongono di raggiungere con le proprie forze l'emancipazione dell'uomo liberandosi da qualsiasi dominio economico, politico, morale. (Art. 2 Principi dell'USI) 

Coerentemente con gli scopi che si prefigge, l'USI tende all'autorganizzazione dei lavoratori; pratica la democrazia diretta; si fonda sui principi dell'autogestione; non è dipendente nè tributaria di alcun partito politico,di alcun movimento specifico, di alcun dogma religioso o laico.

L'Autogestione delle Lotte per l'Autogestione del Lavoro.

Collrgamento con l'altro sito dell'USI Ufficiale e Nazionale:

www.usiait.com; www.usiait.it.

 

Scuola: da Barletta a Udine

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Ultimo aggiornamento Martedì 20 Settembre 2016 09:58 Scritto da Sandro Martedì 20 Settembre 2016 09:56

Scuola:

maestra vince il ricorso contro il trasferimento

da Barletta a Udine

 

Una delle prime decisioni dei giudici sui ricorsi contro i trasferimenti della Buona Scuola

Arriva lo stop del tribunale al trasferimento di una maestra da Barletta a Udine per "palese violazione" del principio inderogabile dello scorrimento della graduatoria, fondato sul merito di cui al punteggio attribuito nella fase dei trasferimenti.

Nel caso di specie, la decisione è toccata al giudice del lavoro di Trani che ha accolto il ricorso d'urgenza di una maestra pugliese, sposata e con due figli piccoli, che, per effetto della legge sulla "Buona scuola" del Governo Renzi, dal V circolo didattico di Barletta era stata trasferita a Udine.

Il giudice ha condannato l'Ufficio scolastico regionale pugliese ad assegnare l'insegnante "in organico di una delle sedi disponibili nell'ambito territoriale della Puglia o di altra sede elencata nelle preferenze espresse".

Si tratta di una delle prime decisioni che stabilisce l'illegittimità dell'assegnazione della ricorrente in una sede distante, rispetto a quelle indicate nelle preferenze, per violazione del principio dello scorrimento della graduatoria. "Questo principio - è scritto nell'ordinanza - vincola l'amministrazione, in quanto anche la procedura di mobilità ha natura concorsuale di impiego basata su una graduatoria (alla cui formazione concorrono l'anzianità, i titoli di servizio e le situazioni familiari e personali dell'interessato, per i quali sono predeterminati specifici punteggi). Non vanno sottaciute le gravi difficoltà anche di natura economica derivanti alla docente dall'assegnazione di una sede di servizio incompatibile con l'attuale residenza".

La maestra ha vinto la sua battaglia e potrà tornare ad insegnare in Puglia. Tuttavia, il dato rilevante, è che questa decisione può fare da apripista per tutta una serie di ricorsi che presentano condizioni simili.

(17/09/2016 - Gabriella Lax)

 

   

SPAGNA. Siopero CONTACT CENTER.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Settembre 2016 15:01 Scritto da Sandro Giovedì 15 Settembre 2016 13:27

COMUNICATO INTERNACIONALE

DELLA CGT

Pubblichiamo questo comunicato in spagnolo, inglese, francese e italiano

A TUTTI I LAVORATORI E LAVORATRICI DEI CONTACT CENTER A LIVELLO INTERNAZIONALE

SCIOPERO E MOBILITAZIONE DEL CONTACT CENTER NELLO STATO SPAGNOLO

Madrid 6 settembre 2016

La Confederación General del Trabajo (CGT) ha iniziato le procedure per l'indizione di sciopero di 24 ore con scaglioni parziale di 2 ore per la grave  situazione contrattuale al Contact Center in Spagna.

La situazione di questo settore non ha smesso di essere precarizzata col passare degli anni. Da quando fu istituito da alcune imprese per subcontrattare il servizio di assistenza al cliente durante gli anni ‘90, il numero di lavoratori assunti sono aumentati sempre di più e le condizioni di lavoro sono peggiorate di pari passo alla precarietà.

I sindacati maggioritari hanno firmato nel setore 5 contratti collettivi a valenza nazionale che racchiuede i diritti dei lavoratori con alcune clausole peggiorative concedendo che, quando l’azienda cambiare la commessa, i lavoratori che erano vincolati a quella precedente vengono licenziati con un bassissimo indennizzo e riassunti con contratto che prevede l'azzeramento dell'anzianità maturata con la nuova impresa.

Questa norma inserita nel contratto (art.18) ha permesso di lasciato a casa (licenziare) durante questi due decenni, decine di migliaia di lavoratori.

Altra clausole contenente questa normativa sono inserite  nel contratto contro cui noi della CGT stiamo lottando da sempre, è l’art. 17, che permette all’impresa di poter licenziare, dichiarando che il numero di chiamate si è calato in un determinato servizio. L'azienda è chiamata a risarcire il lavoraore  con un indennizzo al licenziamento inferiore a quello previsto dallo Statuto dei lavoratori nei casi di licenziamento con causa giusta oggettiva.

Questo contratto collettivo di settore rende più utilizzabile il licenziamento rendendo difficile al lavoratore la sua difesa.

L'utilizzo della clausola all'art. 17 ha facilitato l'espulsione dal Contact Center di migliaia di lavoratori dal momento della sua introduzione..

Il salario è irrisorio, basso!

La media salariale è di 700 euro mensili, e da tempo i contratti sono part-time.

I dirigenti delle aziende non vogliono lavoratori full-time, in quanto con la flessibilità si possono spremere molto di più. Come se noi lavoratori fossimo carne da macello, ci schiacciano e ci spremono fino a che, ormai spremuti e inutilizzabilii, ci costringono a lasciare il posto di lavoro. Predisponendosi a nuove assunzioni e soggetti vergnini da utilizzare nel ciclo produttivo dello sfruttamento!

La salute dei lavoratori per le società che operano nel settore non è una priorità. Le malattie per ansia e stress sono all’ordine del giorno. All’inizio della sua attività il settore non subiva ciò che oggi  è parte fondamentale l’esigenza di vendita in ogni chiamata. Bisogna vendere a tutti costi e coloro che non lo fanno vengono spremuti fino a quando non finiscano per uscire dal lavoro in burnout, in malattia o per un "licenziamento ingiusto".

Questi sono i problemi  centrali per i quali abbiamo deciso di scioperare.

Le aziende del Contact Center, raggruppate in un unico patronato, stanno negoziando il contratto collettivo (in ambito nazionale) da 18 mesi e vogliono la firma di un nuovo contratto con prevada dei tagli.

Nel contratto deve essere previsto un taglio salariale dell'1% ripsetto all’anno 2010, e che il salario rimanga congelato allo 0% dall’anno 2014 e 2015.

Nel contratto viene chiesto di aumentare la flessibilità dell'orario di lavoratori impedendo ogni aumento all'occupazione.

I lavoratori dei call center denuncia che i bassi salari nel settore, l'mpossibile di condurre una vita dignitosa, con l'introduzione di più flessibilità sulla nostra pelle renderebbe le nostre condizioni di vita paragonabile alle condizioni dei raccoglitori di cotone.

La CGT ha convocato in solitudinedegli scioperi parziali (solo alcune ore) durante lo scorso mese di maggio, in quanto è  molto complicato mobilitare tutto il settore con iniziative organizzate da un unico sindacato minoritario quale il nostro.

Nell'occasione della nostra convocazione di scioperi, sembra che anche le altre organizzazioni sindacali maggioritarie rappresentative convocheranno scioperi e paralisi a causa della possibilità che aumentino le ripercussioni nei centri di lavoro.

Chiediamo a tutte le organizzazioni affini e a tutti i sindacati del Contact Center di inviarci dei comunicati di appoggio che passeremo ai lavoratori in tutta la Spagna.

Il giogo della delocalizzazione continua ad essere un’altra minaccia costante che combattiamo ogni giorno, spiegando che il problema non sono i lavoratori che ricevono chiamate in America Latina o nel nord Africa, ma i dirigenti che sono implicati a livello internazionale e che sfruttano tutti i lavoratori dei call center.


Pubblichiamo questo comunicato in spagnolo, inglese, francese e italiano.

A TUTTI I LAVORATORI E LAVORATRICI DEI CONTACT CENTER A LIVELLO INTERNAZIONALE

SCIOPERO E MOBILITAZIONE DEL CONTACT CENTER NELLO STATO SPAGNOLO

Madrid 6 settembre 2016

La Confederación General del Trabajo (CGT) ha iniziato le procedure per convocare uno sciopero di 24 ore e paralisi parziale di 2 ore a causa della situazione del Contact Center nello Stato spagnolo.

La situazione di questo settore non ha smesso di essere precarizzata col passare degli anni. Da quando fu istituito da alcune imprese per subcontrattare il servizio di assistenza al cliente durante gli anni ‘90, il numero di lavoratori al suo interno non ha smesso di crescere e poco a poco le sue condizioni sono diventate sempre più precarie.

I sindacati maggioritari hanno firmato fino a 5 contratti collettivi di carattere statale che raccoglievano i diritti dei lavoratori e alcune clausole permettevano che, quando l’azienda decideva di cambiare la commessa, i lavoratori che erano vincolati a quella precedente venivano licenziati con un bassissimo indennizzo e contrattati senza che gli venisse calcolata anzianità dalla nuova impresa. Questa norma del contratto (art.18) ha lasciato a casa, durante questi due decenni, decine di migliaia di lavoratori.

Un’altra tra le clausole del contratto contro cui la CGT ha combattuto storicamente è l’art. 17, che permette all’impresa di poter licenziare, dichiarando che il numero di chiamate si è ridotto in un determinato servizio con un indennizzo inferiore a quello previsto dallo Statuto dei lavoratori dello Stato spagnolo nei casi di licenziamento con causa. Il contratto collettivo rende più facile il licenziamento. Questo art. 17 ha espulso dal Contact Center migliaia di lavoratori durante gli anni.

Oltretutto i salari sono irrisori. La media di salario è di 700 euro, dato che da tempo a questa parte vengono fatti contratti part-time. I dirigenti delle aziende non vogliono lavoratori full-time, dato che si possono schiacciare molto di più. Come se fossimo carne da macello, ci schiacciano e ci spremono fino a che, ormai bruciati, lasciamo il posto di lavoro.

Anche la salute dei lavoratori non è una priorità per i dirigenti. Le malattie per ansia e stress sono all’ordine del giorno. Anche se all’inizio questo settore avesse una parte fondamentale di assistenza clienti, oramai l’esigenza di vendita in ogni chiamata si è convertita in una spada di Damocle per tutti i lavoratori. Bisogna vendere a tutti costi e coloro che non lo fanno vengono spremuti fino a quando non finiscano per uscire dal lavoro in burnout, in malattia o per un licenziamento ingiusto.

Questi non sono gli unici problemi per i quali si decide di scioperare. Le aziende del Contact Center, raggruppate in un unico patronato, stanno negoziando il contratto collettivo (in ambito statale) da 18 mesi e vogliono che si firmi un nuovo contratto con dei tagli. Vogliono che il salario dei lavoratori, che già aveva una salita irrisoria inferiore al 1% dall’anno 2010, rimanga congelato con lo 0% dell’anno 2014 e 2015.

Vogliono inoltre aumentare la flessibilità degli orari dei lavoratori per impossibilitare l’aumento dell’occupazione. Con gli attuali salari dei call center è impossibile condurre una vita dignitosa e nonostante ciò vogliono di più, imponendo flessibilità a costo delle nostri condizioni di vita. Vogliono ottenere beneficio con il nostro sacrificio.

CGT ha convocato in solitaria degli scioperi parziali (solo alcune ore) durante lo scorso mese di maggio, è però molto complicato mobilitare tutto il settore con iniziative organizzate da un unico sindacato minoritario. In questo caso, sembra che anche le organizzazioni sindacali maggioritarie convocheranno scioperi e paralisi a causa della possibilità che aumentino le ripercussioni nei centri di lavoro.

Chiediamo a tutte le organizzazioni affini e a tutti i sindacati del Contact Center di inviarci dei comunicati di appoggio che passeremo ai lavoratori in tutto lo Stato spagnolo. Il giogo della delocalizzazione continua ad essere un’altra minaccia costante che combattiamo ogni giorno, spiegando che il problema non sono i lavoratori che ricevono chiamate in America Latina o nel nord Africa, ma i dirigenti che sono implicati a livello internazionale e che sfruttano tutti i lavoratori dei call center.

 

   

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