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Giuseppe Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato (1901), olio su tela, cm 293x545, Milano, Museo del Novecento, Palazzo dell'Arengario. « Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d'una giornata d'estate, due contadini s'avanzano verso lo spettatore, sono i due designati dall'ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune...  »

L'EMANCIPAZIONE DEI LAVORATORI SARÁ OPERA DEI LAVORATORI STESSI

L'Unione Sindacale Italiana, fedele ai principi dell'A.I.T. (Association Internacional de los Trabajadores) fondata nel 1912, disciolta dal fascismo nel 1922, si è faticosamente ricostituita alla fine degli anni settanta. 

L'USI è l'organizzazione nazionale di tutti i salariati, i precari e disoccupati, di ogni sesso e nazionalità residenti in Italia che si propongono di raggiungere con le proprie forze l'emancipazione dell'uomo liberandosi da qualsiasi dominio economico, politico, morale. (Art. 2 Principi dell'USI) 

Coerentemente con gli scopi che si prefigge, l'USI tende all'autorganizzazione dei lavoratori; pratica la democrazia diretta; si fonda sui principi dell'autogestione; non è dipendente nè tributaria di alcun partito politico,di alcun movimento specifico, di alcun dogma religioso o laico.

L'Autogestione delle Lotte per l'Autogestione del Lavoro.

Collrgamento con l'altro sito dell'USI Ufficiale e Nazionale:

www.usiait.com; www.usiait.it.

 

Paga troppo bassa! CCNL SEFI.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Agosto 2016 09:05 Scritto da Sandro Lunedì 22 Agosto 2016 11:47

Un addetto alla vigilanza alle dipendenze di una cooperativa ha chiesto l’intervento del giudice contro la paga troppo bassa

Contratto «Servizi Fiduciari» (Sefi)

Quattro euro e mezzo l’ora è troppo poco. Quella paga viola la Costituzione. E poco importa se fa parte di un contratto di lavoro, sottoscritto da sindacati tra i più rappresentativi, come Cgil e Cisl. Così, il giudice del lavoro ha cancellato con una sentenza il trattamento economico previsto dal contratto «Servizi Fiduciari» (Sefi), che aveva spinto un addetto alla vigilanza a chiedere Giustizia.

 

La storia

Mario (nome di fantasia) faceva quel lavoro dal 2010 all’istituto bancario Societé Generale Securité Service SpA, a Torino. Era dipendente della Manitalidea, che aveva vinto l’appalto per il servizio. Quando ha iniziato, il suo stipendio era di mille e 243 euro (lordi) al mese. Due anni dopo, l’appalto della banca era andato a un’altra azienda, che aveva mantenuto il posto di lavoro di Mario. E lo stipendio era passato a mille e 300 euro al mese. Due anni dopo, altro cambio d’appalto e di stipendio. Questa volta, al ribasso: mille e 49 euro al mese. Contratto di quattro mesi.

Alla scadenza, il contratto di riferimento è cambiato. È spuntato quello dei «Servizi Fiduciari». Retribuzione: 715 euro lordi (583 netti) al mese. Quattro euro e 40 lordi l’ora, poco più di 3 e 30 netti.

 

La sentenza

Datore di lavoro è la Prodest Servizi Fiduciari di Milano. Con quello stipendio Mario non arriva a fine mese. È disperato. Decide di rivolgersi all’avvocato Fausto Raffone, conosciuto per le tante cause fatte dalla parte dei lavoratori, spesso su richiesta della Cgil. Ma questa volta è diverso. Il sindacato ha sottoscritto quel «contratto-capestro» e «si è mostrato un po’ freddino sulla questione», ammette il legale. Anche perché, la situazione rischiava di diventare paradossale: un lavoratore messo in difficoltà da un contratto approvato dai sindacati si rivolgeva a un giudice per ottenere il rispetto dei propri diritti, quel minimo di rispetto umano garantito per Costituzione a tutti, ma accantonato proprio da chi dovrebbe salvaguardare gli interessi dei lavoratori.

Il paradosso è diventato realtà. «Una retribuzione che prevede una paga oraria di 4 euro e 40 lordi, manifestamente non è sufficiente al lavoratore per condurre un’esistenza dignitosa e far fronte alle ordinarie necessità della vita», scrive il giudice milanese Giorgio Mariani. Pur riconoscendo la validità normativa del contratto contestato, «questo non lo mette certamente al riparo dallo scrutinio di compatibilità con la norma costituzionale».

Il riferimento è all’articolo 36: «Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionale alla quantità e qualità del suo lavoro ed in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa». Difficile pensare che questo avvenga con poco più di 500 euro al mese. Soprattutto considerato che Mario paga «350 euro al mese di affitto più altre 100 di spese».

 

Gli effetti

Il contratto «super-ribassato» è stato applicato a livello nazionale. Con tante polemiche, ma altrettanti interessi. A incominciare da quelli delle aziende pubbliche, che in questo modo ottengono ribassi sulle basi d’asta degli appalti per servizi di portierato, pulizia e vigilanza. La sentenza di Milano ha inceppato il meccanismo.

«Ritengo fortemente anticostituzionali contratti come quelli Sefi e Unci (applicato nelle cooperativi, ndr). Ci sono gli spazi per rivendicare il diritto all’equa retribuzione come prevede la Costituzione. Purtroppo, a questo punto l’unico modo di ottenere giustizia è attraverso una causa». Magari, con spese a carico del sindacato.

La beffa nella beffa.

04/08/2016
claudio laugeri
Torino
   

8 AGOSTO 1956 – 8 AGOSTO 2016

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Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Agosto 2016 13:51 Scritto da Sandro Lunedì 08 Agosto 2016 13:47

8 AGOSTO 1956 – 8 AGOSTO 2016

STRAGE DI MINATORI A MARCINELLE (BELGIO)

NOI NON DIMENTICHIAMO 262 MORTI, (136 IMMIGRATI ITALIANI).

 

  • 8 AGOSTO 1956 - 8 AGOSTO 2016, 60 anni fa, la strage su lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio. Ci furono262 morti, di cui 136 di emigrati italiani, nel linguaggio locale, a metà tra francese e dialetto, fu detta "La catastròfa". Un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi, 262 morti a causa di un incidente banale, UCCISI SUL LAVORO soprattutto dalla "premeditata" imprevidenza, dalla mancanza di elementari misure di protezione, dalla disorganizzazione.

Uno degli eventi luttuosi dell'immigrazione italiana all'estero, in virtù di accordi tra i Governi belga e italiano, forza lavoro e braccia in cambio di quote di carbone per la "ripresa economica".

  • Per molti anni, nessun Presidente della Repubblica Italiana, nessun esponente di Governi si è recato sul luogo della strage di Marcinelle, nè si impegnò a sostegno delle vittime e dei familiari, nessun intervento istituzionale durante l'inchiesta successiva al disastro sul lavoro, con una giustizia inerte di fronte a questo "massacro annunciato". Lo ha fatto Mattarella, a 60 anni di distanza dalla strage e in una fase nella quale in Europa, in Italia, continua la fuga di centinaia di migliaia di disperati e disperate, non solo dalla fame e dalla miseria, ma anche da persecuzione religiose, politiche, dalle discriminazioni etniche, con forme di sfruttamento bestiale e un mercato che ricorda quello, abolito formalmente, della schiavitù.

Eppure la sola rievocazione del fatto, non dovrebbe lasciare insensibili coloro che oggi, in Italia come nella "civile"Unione Europea con tante direttive sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, parla di "flussi programmati"e di "integrazione", o di "invasione", quando si riferisce al fenomeno dell'immigrazione, come se fosse già dimenticato quello che subirono i nostri antenati, bisnonni, nonni...emigrati e immigrati nei Paesi "ricchi" per uscire dalla quotidiana miseria e alla ricerca di un destino e di un futuro migliore, spesso pagato a caro prezzo di vite umane, come a Marcinelle.

 

Così come, ci si dimentica troppo spesso che in Italia, nonostante la crisi le tante cassaintegrazioni, mobilità, licenziamenti collettivi, precariato e tanto lavoro sommerso e "al nero", che quantifica in diminuzione la forza lavoro codificata e quindi riduce sensibilmente, con un gioco di prestigio anche il numero ACCERTATO DI MORTI SUL LAVORO (e DA LAVORO SALARIATO). Rispetto solo a qualche anno fa, l'Italia rimane pur sempre un PAESE DOVE LA SALUTE E' CONSIDERATA COME UNA MERCE E LA SICUREZZA NON SOLO SUI LUOGHI DI LAVORO MA SUI TERRITORI, E' VISTA DA PADRONI E GOVERNANTI COME "UN COSTO" DA RIDURRE O ELIMINARE PER MANTENERE, IN REGIME DI "CRISI PERMANENTE", UN MARGINE PUR MINIMO DI PROFITTO, UN’OCCASIONE PER LUCROSE SPECULAZIONI FINANZIARIE...

 

  • Noi non dimentichiamo, non scordiamo Marcinelle e la lezione che ci ha lasciato, come non scordiamo la Thyssenkrupp,l'Umbria Olii, Molfetta, Trani, Ravenna, Genova, L'Ilva di Taranto, Marghera, Monfalcone, Palermo...Viareggio e tante altre.

NOI NON DIMENTICHIAMO, PERCHE' CHI NON HA MEMORIA, NON HA UN FUTURO E NONOSTANTE TUTTO, SIAMO ANCORA DISPOSTI A LOTTARE COLLETTIVAMENTE, AD ESSERE SOLIDALI ...PER UN ALTRO FUTURO...POUR UN AUTRE FUTUR

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Sito nazionale www.unionesindacaleitaliana.eu

 

(sede operativa del Comitato 5 Aprile di Roma, nodo romano della Rete nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori, presso USICONS Largo G. Veratti 25 00146 Roma fax 06 77201444)

Roma, 8 agosto 2016

   

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