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D.L. n. 79 del 25 marzo 2020

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Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Marzo 2020 09:30 Scritto da Sandro Venerdì 27 Marzo 2020 09:26

Il decreto è composto da 5 articoli.

n. 79 del 25 marzo.

(sintesi)

Pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 79 del 25 marzo il decreto legge contenente le misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, approvato lo scorso 22 marzo dal Consiglio dei Ministri. Il decreto rappresenta una cornice normativa con la quale vengono confermate le restrizioni già adottate con precedenti provvedimenti, e all’interno della quale si potrà successivamente intervenire con nuovi Dpcm per inasprire o allegerire le misure in vigore.

Il tutto, per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte fino al 31 luglio 2020, termine dello stato di emergenza dichiarato con delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, e con possibilità di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del virus.

Le Regioni, in caso di specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario, potranno introdurre misure ulteriormente restrittive, esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale. I Sindaci, invece, non potranno adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali.

Il decreto è composto da 5 articoli.

Articolo 1 (Misure urgenti per evitare la diffusione del Covid-19)
Qui si spiega appunto, come per periodi precedentemente richiamati, possono essere adottate su specifiche parti del territorio nazionale o sulla totalità di esso, una o più tra le seguenti misure:

a) limitazione della circolazione delle persone, anche prevedendo limitazioni alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative, da situazioni di necessità o urgenza, da motivi di salute o da altre specifiche ragioni;

b) chiusura al pubblico di strade urbane, parchi, aree gioco, ville e giardini pubblici o altri spazi pubblici;

c) limitazioni o divieto di allontanamento e di ingresso in territori comunali, provinciali o regionali, nonché rispetto al territorio nazionale;

d) applicazione della misura della quarantena precauzionale ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva diffusiva o che rientrano da aree, ubicate al di fuori del territorio italiano;

e) divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus;

f) limitazione o divieto delle riunioni o degli assembramenti in luoghi pubblici o aperti al pubblico;

g) limitazione o sospensione di manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, di eventi e di ogni altra forma di riunione in luogo pubblico o privato, anche di carattere culturale, ludico, sportivo, ricreativo e religioso;

h) sospensione delle cerimonie civili e religiose, limitazione dell’ingresso nei luoghi destinati al culto;

i) chiusura di cinema, teatri, sale da concerto sale da ballo, discoteche, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, centri culturali, centri sociali e centri ricreativi o altri analoghi luoghi di aggregazione;

l) sospensione dei congressi, di ogni tipo di riunione o evento sociale e di ogni altra attività convegnistica o congressuale, salva la possibilità di svolgimento a distanza;

m) limitazione o sospensione di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati, ivi compresa la possibilità di disporre la chiusura temporanea di palestre, centri termali, sportivi, piscine, centri natatori e impianti sportivi, anche se privati, nonché di disciplinare le modalità di svolgimento degli allenamenti sportivi all’interno degli stessi luoghi;

n) limitazione o sospensione delle attività ludiche, ricreative, sportive e motorie svolte all’aperto o in luoghi aperti al pubblico;

o) possibilità di disporre o di affidare alle competenti autorità statali e regionali la limitazione, la riduzione, la sospensione o la soppressione di servizi di trasporto di persone e di merci, automobilistico, ferroviario, aereo, marittimo, nelle acque interne, anche non di linea, nonché di trasporto pubblico locale;

p) sospensione dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e delle attività didattiche delle scuole di ogni ordine e grado, nonché delle istituzioni di formazione superiore, comprese le università e le istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, o di altri analoghi corsi, attività formative o prove di esame, ferma la possibilità del loro svolgimento di attività in modalità a distanza;

q) sospensione dei viaggi d’istruzione, delle iniziative di scambio o gemellaggio, delle visite guidate e delle uscite didattiche comunque denominate, programmate dalle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado sia sul territorio nazionale sia all’estero;

r) limitazione o sospensione dei servizi di apertura al pubblico o chiusura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, nonché dell’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso libero o gratuito a tali istituti e luoghi;

s) limitazione della presenza fisica dei dipendenti negli uffici delle amministrazioni pubbliche, fatte comunque salve le attività indifferibili e l’erogazione dei servizi essenziali prioritariamente mediante il ricorso a modalità di lavoro agile;

t) limitazione o sospensione delle procedure concorsuali e selettive finalizzate all’assunzione di personale presso datori di lavoro pubblici e privati, con possibilità di esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero con modalità a distanza, fatte salve l’adozione degli atti di avvio di dette procedure entro i termini fissati dalla legge, la conclusione delle procedure per le quali risulti già ultimata la valutazione dei candidati e la possibilità di svolgimento dei procedimenti per il conferimento di specifici incarichi;

u) limitazione o sospensione delle attività commerciali di vendita al dettaglio, a eccezione di quelle necessarie per assicurare la reperibilità dei generi agricoli, alimentari e di prima necessità da espletare con modalità idonee ad evitare assembramenti di persone, con obbligo a carico del gestore di predisporre le condizioni per garantire il rispetto di una distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio;

v) limitazione o sospensione delle attività di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonché di consumo sul posto di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti;

z) limitazione o sospensione di altre attività d’impresa o professionali, anche ove comportanti l’esercizio di pubbliche funzioni, nonché di lavoro autonomo, con possibilità di esclusione dei servizi di pubblica necessità previa assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non sia possibile rispettare la distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio come principale misura di contenimento, con adozione di adeguati strumenti di protezione individuale;

aa) limitazione allo svolgimento di fiere e mercati, a eccezione di quelli necessari per assicurare la reperibilità dei generi agricoli, alimentari e di prima necessità;

bb) specifici divieti o limitazioni per gli accompagnatori dei pazienti nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenze e accettazione e dei pronto soccorso (DEA/PS);

cc) limitazione dell’accesso di parenti e visitatori a strutture di ospitalità e lungo degenza, residenze sanitarie assistite (RSA), hospice, strutture riabilitative e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e non, nonché agli istituti penitenziari ed istituti penitenziari per minorenni;

dd) obblighi di comunicazione al servizio sanitario nazionale nei confronti di coloro che sono transitati e hanno sostato in zone a rischio epidemiologico come identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità o dal Ministro della salute;

ff) predisposizione di modalità di lavoro agile, anche in deroga alla disciplina vigente;

gg) previsione che le attività consentite si svolgano previa assunzione da parte del titolare o del gestore di misure idonee a evitare assembramenti di persone, con obbligo di predisporre le condizioni per garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale predeterminata e adeguata a prevenire o ridurre il rischio di contagio; per i servizi di pubblica necessità, laddove non sia possibile rispettare tale distanza interpersonale, previsione di protocolli di sicurezza anti-contagio, con adozione di strumenti di protezione individuale;

hh) eventuale previsione di esclusioni dalle limitazioni alle attività economiche di cui al presente comma, con verifica caso per caso affidata a autorità pubbliche specificamente individuate.

Per la durata dell’emergenza, e quindi fino al prossimo 31 luglio, potrà essere imposto lo svolgimento delle attività non oggetto di sospensione nel caso un cui ciò sia “assolutamente necessario per assicurarne l’effettività e la pubblica utilità”, con provvedimento del prefetto assunto dopo avere sentito le parti sociali interessate.

Articolo 2  (Attuazione delle misure di contenimento)
Le misure previste all’articolo 1, si spiega qui che sono adottate con uno o più Dpcm, su proposta del Ministro della salute, sentiti il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia, nonché i presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, o il Presidente della Conferenza delle regioni, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale.

I decreti potranno inoltre adottati su proposta dei presidenti delle regioni interessate, nel caso in cui riguardino esclusivamente una regione o alcune specifiche regioni, o del Presidente della Conferenza delle regioni, nel caso in cui riguardino l’intero territorio nazionale, sentiti il Ministro della salute, il Ministro dell’interno, il Ministro della difesa, il Ministro dell’economia e delle finanze e gli altri ministri competenti per materia. Per i profili tecnico-scientifici e le valutazioni di adeguatezza e proporzionalità, i provvedimenti dovranno essere adottati sentito, di norma, il Comitato tecnico scientifico.

E ancora, nei casi di estrema necessità e urgenza, per situazioni sopravvenute, e nelle more dell’adozione dei Dpcm, le misure di restrizioni potranno anche essere adottate dal Ministro della salute.

Vengono fatti salvi gli effetti prodotti e gli atti adottati sulla base dei decreti e delle ordinanze emanati ai sensi del decreto contenente le misure per il contenimento dell’epidemia, convertito in legge lo scorso 4 marzo dal Parlamento. Ricordiamo che qui veniva previsto lo stop a manifestazioni o iniziative di qualsiasi natura, in luogo pubblico o privato. Le scuole di ogni ordine e grado resteranno chiuse. Stessa sorte toccherà ai musei e agli altri istituti e luoghi della cultura. Sospese le gite scolastiche sia sul territorio nazionale che all’estero.

E ancora, in quel testo si prevedeva la quarantena con sorveglianza attiva agli individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di coronavirus. Resteranno chiuse tutte le attività commerciali, esclusi gli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità. Inoltre, l’accesso ai servizi pubblici essenziali e agli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità sia condizionato all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale. Potranno essere sospesi i servizi del trasporto di merci e di persone, così come le attività lavorative nelle aree interessate.

Continueranno inoltre ad applicarsi nei termini originariamente previsti le misure già adottate con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri adottati in data 8 marzo 20209 marzo 202011 marzo 202022 marzo 2020. Le altre misure ancora vigenti alla stessa data continuano ad applicarsi nel limite di ulteriori dieci giorni (fino al prossimo 4 aprile).

Si spiega poi che per gli atti adottati ai sensi di questo decreto i termini per il controllo preventivo della Corte dei conti sono dimezzati (30 e non più 60 giorni). In ogni caso i provvedimenti adottati in attuazione del presente decreto, durante lo svolgimento della fase del controllo preventivo della Corte dei conti, sono provvisoriamente efficaci, esecutori ed esecutivi.

Il Presidente del Consiglio dei ministri o un Ministro da lui delegato dovrà riferire ogni quindici giorni alle Camere sulle misure adottate.

Articolo 3 (Misure urgenti di carattere regionale o infraregionale)
Si prevede che le Regioni, in relazione a specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso, potranno introdurre misure ulteriormente restrittive, esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale.

Sindaci, invece, non potranno adottare, a pena di inefficacia, ordinanze contingibili e urgenti dirette a fronteggiare l’emergenza in contrasto con le misure statali.

Articolo 4 (sanzioni e controlli)
Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità. Se il mancato rispetto delle misure avviene mediante l’utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo. Prevista inoltre la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

L’allontanamento dalla propria abitazione da parte di persone positive al coronavirus è punito con l’arresto da 3 mesi a 18 mesi e con l’ammenda da euro 500 ad euro 5.000.

Articolo 5 (Disopsizioni finali)
Le disposizioni del decreto si applicheranno alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione. Infine, si precisa che dall’attuazione del presente decreto non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Giovanni Rodriquez

26 marzo 2020 QUOTIDIANO SANITA

 

Improvvisazioni a tutela dei soggetti fragili

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Marzo 2020 08:47 Scritto da Sandro Mercoledì 25 Marzo 2020 08:40

ATTIVAZIONE DEL SERVIZIO DI ASSISTENZA DOMICILIARE PER GLI UTENTI

DEI CENTRI DIURNI ALZHEIMER E  IMPIEGO DEI RELATIVI OPERATORI


Con la presente facciamo seguito alla nota già inviata in data 14.03 u.s., allegata, e alla nota pubblicata in data 22.03 nel sito di Roma Capitale,  “Sociale, sostegno alternativo per utenti dei centri semiresidenziali chiusi”,  per sottolineare di seguito le evidenti criticità di tale provvedimento.

 

Nella precedente nota, in toto richiamata, avevamo già fatto presente la mancanza di presupposti legali per commutare un servizio semiresidenziale come il Centro Diurno Alzheimer, in un servizio di assistenza domiciliare, non essendo stati seguiti tutti i protocolli e senza aver fatto le valutazioni tecniche necessarie per ridefinire i piani individuali di intervento di ogni utente, coinvolgendo tutta una serie di “attori” dell’intervento sociale integrato (ASL, Municipio, Dipartimento, Cooperativa). In aggiunta a ciò si sottolineava l’impossibilità di aver eseguito, precedentemente all’attivazione di questo servizio, verifiche della compatibilità dei domicili con le norme di salute e di sicurezza degli ambienti di lavoro, come è obbligatorio per legge, tramite precise visite domiciliari, così come non si è proceduto alla sanificazione del luogo di lavoro, in ottemperanza alle recenti determinazionI governative in materia di Coronavirus. E, infine, si evidenziava ulteriormente l’estrema difficoltà al rispetto da parte dell’utenza della distanza minima di un metro prevista dalle norme sanitarie per evitare il contagio, nonché le difficoltà per gli operatori di recarsi nei domicili con i mezzi pubblici, ridotti all’essenziale e con evidente maggior rischio di contagio.

 

  • Nonostante il richiamo a queste obiettive criticità, la rimodulazione del servizio di questi Centri Diurni in assistenza domiciliare è stata avvallata dalla Sindaca e dall’Assessorato alle Politiche Sociali, senza alcuna considerazione di precisi dati di fatto.

 

Si vuole infatti ribadire che: l’utenza dei centri diurni Alzheimer è composta da persone anziane che, nella assoluta maggioranza dei casi, vivono nel loro domicilio con familiari o badanti (non potendo evidentemente essere lasciati soli a domicilio nei giorni in cui non frequentano il servizio), per cui il nostro intervento, come si svolge nei centri suddetti, è esclusivamente di tipo sociale, di integrazione e ricreativo. Tale intervento, quindi, anche se svolto a domicilio, non rientra in alcun modo nella fattispecie di “essenzialità” di intervento sanitario, come invece richiesto dalla logica di tutte le  disposizioni governative in materia di contenimento del contagio, contenimento che può essere fatto SOLO ed ESCLUSIVAMENTE limitando al massimo i contatti con l’esterno. L’operatore SOCIALE che si reca al domicilio dell’anziano, seppur con tutti i dispositivi individuali di protezione, per fare un intervento di tipo esclusivamente, ripetiamo, sociale (non essendo un dipendente del comparto della sanità pubblica e non avendo altre mansioni quindi), quale può essere compagnia o sollievo alla famiglia dell’assistito, seppur svolgendo un intervento indiscutibilmente importante, crea una situazione di GRAVE  e OBIETTIVO rischio alla salute dell’anziano, della famiglia che lo circonda, dell’eventuale badante che lo assiste, poiché l’operatore viene dall’esterno e può essere in qualsiasi maniera portatore di contagio per gli altri, nonché (e non è meno importante) per se stesso e la sua famiglia.

 

  • Nella logica della tutela della salute pubblica e principalmente delle fasce più deboli quali sono gli anziani (statisticamente gli over 65 sono l’80% dei colpiti dal Coronavirus), gli unici interventi possibili a domicilio per anziani fragili, che comunque, come abbiamo già detto, vivono con familiari o badanti, in questo momento di EMERGENZA sanitaria mondiale, sono interventi ESSENZIALI SANITARI non differibili (che possono essere cioè svolti esclusivamente da personale sanitario). Qualsiasi altro tipo di intervento comporta un’ esposizione al rischio di contagio non ammissibile per l’utenza e i lavoratori coinvolti, che, è bene ricordare,  non svolgono il servizio domiciliare solo da un unico anziano ma si spostano di casa in casa, molto spesso con mezzi pubblici, creando così una rete di possibili contagi che si viene ad allargare  a macchia d’olio, il tutto, non ci stanchiamo di ripeterlo, per interventi non essenziali alla salute pubblica.

 

E la “non essenzialità” del nostro intervento ce la ricorda anche la memoria storica del Centro Diurno Alzheimer Tre Fontane che nel 2016, quando la giunta Raggi si era da poco insediata in Campidoglio, fu chiuso per disposizione dei Municipi VIII   e IX,  che lo hanno in gestione, per questioni burocratiche relative all’assegnazione dei rispettivi bandi di gara, per un periodo totale di 5 mesi. Tale chiusura fu comunicata alle famiglie nel giro di una settimana e gli anziani rimasero in parte a casa, in parte furono inviati in altri centri (non Alzheimer e quindi senza personale formato adeguatamente), creando evidente destabilizzazione all’utenza. All’epoca non vi era alcuna pandemia e il Centro, nonostante le numerose proteste degli operatori e dei familiari che si recarono personalmente in Campidoglio più di una volta senza essere mai ricevuti né dalla Sindaca né dall’Assessorato, non fu riaperto se non dopo cinque mesi (nei quali tra l’altro i lavoratori non percepirono alcuna retribuzione) e fu riaperto solo ed esclusivamente per l’intervento dei lavoratori e dei familiari coordinati dal fondamentale sostegno del sindacato U.S.I.  Se all’epoca, quindi, non veniva ritenuto dall’Amministrazione vigente un grave danno privare gli anziani del nostro servizio, per mere questioni burocratiche, non si comprende come adesso la mancanza del medesimo tipo di intervento dovrebbe comportare un danno tale da superare la tutela della salute e della vita dei suddetti anziani.

 

Siccome, tuttavia, non è nostro costume criticare senza pensare contemporaneamente a possibili soluzioni alternative per la tutela delle fasce più deboli verso cui il nostro lavoro è sempre diretto, proponiamo di seguito una semplice considerazione. Come sottolineato oggi anche da un articolo apparso sul quotidiano “La Repubblica”, la maggior tutela dal punto di vista sanitario  per gli anziani, in questo periodo emergenziale, si ha nel momento in cui la persona anziana viene a contatto con meno persone possibili, fossero anche i suoi famigliari, che per evidenti esigenze di “vita” frequentano l’esterno, si spostano dalla loro casa, vanno a fare la spesa, etc.

 

Si ha quindi la necessità che l’anziano abbia UNA SOLA  persona di riferimento convivente per l’intero periodo dell’emergenza e che può essere o una badante già presente oppure un familiare dedicato. Un intervento attento e rientrante nella assoluta logica della primaria tutela della salute pubblica, avrebbe quindi potuto pensare a sostenere la persona convivente con l’anziano (badante, familiare, etc) tramite, ad es. contributi statali,

quali bonus extra per le badanti,  semplificazione di procedure burocratiche in tema di permesso di soggiorno, sempre per le badanti, oppure congedi speciali e contributi per i familiari che avrebbero dovuto farsi carico di quest’onere. Così facendo, alla tutela dell’anziano si sarebbe unito il perseguimento del principale obiettivo che ci impone questa drammatica pandemia mondiale, ovvero il contenimento del contagio, con quante più modalità è possibile attuarlo, modalità che non possono certo concepire l’idea di un operatore che girando di casa in casa diventa tramite e mezzo di diffusione del contagio.

 

Certi della Vostra comprensione e di una Vostra fattiva risposta, cogliamo l’occasione per porgere i nostri distinti saluti.

 

Laura Pece R.S.A. USI

Centro Alzheimer Tre Fontane

 

   

Le mancate tutele alla salute

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Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Marzo 2020 09:33 Scritto da Sandro Mercoledì 25 Marzo 2020 08:34

Lettera aperta di un gruppo di operatori e operatrici del SAD di Bologna

 

All’attenzione:

degli operatori e delle operatrici del SAD di Bologna

degli utenti del servizio SAD Anziani e Disabili Adulti e dei loro famigliari

delle Cooperative del Consorzio Aldebaran: Áncora Servizi, Asscoop, Cadiai, Società Dolce,

del Presidente della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna e degli Assessori competenti

del Sindaco di Bologna e degli Assessori competenti

dell’ASP Città di Bologna

dell’AUSL di Bologna

delle Organizzazioni Sindacali di categoria nazionali e territoriali

delle Agenzie di informazione locali

 

Siamo un gruppo di Educatori ed Educatrici Professionali e Operatori Socio-Sanitari che lavorano nel SAD Anziani e Disabili Adulti sul territorio del Comune di Bologna.

Abbiamo scelto questa modalità di comunicazione in quanto ci sembra l’unica diretta, autentica e chiara per poter esporre in modo sintetico tutto quello che stiamo affrontando in questi giorni di emergenza sanitaria come lavoratori, non meno che come cittadini, e ancor più come madri, padri e in generale persone coinvolte in rapporti affettivi, di convivenza, di cura, e dotate di quell’amor proprio che ci rende esseri umani.

Il lavoro che facciamo ha come funzione principale quella del mantenimento e, quando possibile, del miglioramento del benessere di vita della nostra utenza. Tale macro-obiettivo comprende tanto gli aspetti legati alla salute fisica ed emotiva, quanto quelli educativi e assistenziali, tutti accomunati da un elemento strutturale e contestuale di non poca importanza, ovvero il domicilio dell’utenza. Eh già, perché, come si evince dall’acronimo SAD (Servizio Assistenziale Domiciliare), noi siamo gli operatori e le operatrici che lavorano individualmente (o in coppia) sul territorio, “a casa” dell’utenza, quindi inevitabilmente “a stretto contatto” con essa. E che spostandosi di abitazione in abitazione rappresentano, nella situazione attuale, un perfetto ancorché potenziale vettore di diffusione del contagio (nel SAD Anziani, ad esempio, ogni operatore svolge quotidianamente in media 5-6 interventi domiciliari, e spesso con un’utenza che cambia ogni giorno, col risultato che ognuno di noi può venire in contatto, in una settimana lavorativa media, anche con 20 utenti diversi; senza contare il servizio di consegna dei pasti a domicilio).

Dunque, il dubbio che da settimane ormai ci attanaglia è il seguente. Poiché l’attuale situazione mondiale, definita “pandemica” pochi giorni fa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è lungi dall’essere in una fase calante o tanto meno prevedibile nei suoi sviluppi futuri; data la carenza di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) che ci vengono forniti in forma razionata, e dunque spesso in quantità insufficiente (per tacere dei dubbi, già sollevati da alcuni medici, riguardo all’efficacia delle “mascherine chirurgiche”); impossibilitati per la stessa natura del nostro lavoro a poterci attenere alle indicazioni del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11 Marzo 2020 rispetto al “mantenimento, nei contatti sociali, di una distanza interpersonale di almeno un metro”. Visto, ancora, che ci è stato chiesto di “resistere”, come fossimo eroi ed eroine “della domenica”, al fine di mantenere in funzione un servizio, il SAD, ritenuto “essenziale” tout court, sulla base di criteri ancora oggi a noi oscuri; dato, infine, che né le Istituzioni (AUSL e Comune) né la Cooperativa per cui lavoriamo, né il Consorzio di cui essa fa parte, finora hanno mostrato alcun interesse a definire tali criteri confrontandosi con noi professionisti, utilizzando ad esempio strumenti quali:

  1. la rimodulazione degli interventi domiciliari;
  2. la distinzione tra interventi veramente “essenziali”, perché volti alla soddisfazione di bisogni primari, ed interventi che possono essere sospesi in quanto basati, come spesso accade nel SAD Disabili Adulti, su progetti educativi di “socializzazione ed attività sul territorio” (la cui prosecuzione appare quanto mai fuori luogo, per non dire grottesca, in questo momento in cui le città sono blindate e a un passo dal coprifuoco); oppure su bisogni di persone parzialmente autosufficienti, che sono differibili o di cui, in molti casi, si potrebbero fare carico i familiari o altri care givers (spese, pulizie, interventi di monitoraggio/socializzazione), per quanto riguarda il SAD Anziani;
  3. la riduzione della durata degli interventi domiciliari e la razionalizzazione degli orari degli stessi, al fine di evitare una pericolosa sovraesposizione dell’utenza e degli operatori (costretti a muoversi da un punto all’altro della città e talvolta dovendo usufruire del servizio di trasporto pubblico) al rischio di contagio.
  4. l’utilizzo degli ammortizzatori sociali previsti dalla Legge e dall’accordo raggiunto dalle “parti sociali” riguardo al Terzo Settore, per compensare eventuali riduzioni dell’orario di lavoro, dovute tanto alla suddetta ridefinizione degli interventi quanto in generale agli effetti dell’emergenza sanitaria in corso (rinuncia al servizio di una parte degli utenti etc.); è inaccettabile che a questo fine possano essere utilizzate flessibilità oraria, permessi o ferie obbligatori e simili. Così come in generale è inaccettabile il ricatto “salute o reddito”.

Posto tutto ciò, ci chiediamo: si sta facendo tutto il possibile per farci lavorare in sicurezza? Si stanno mettendo gli operatori del SAD in condizione di poter svolgere il loro lavoro? Si sta perseguendo realmente il fine della salvaguardia della salute ed il benessere di vita della nostra utenza? Le Istituzioni e l’Ente gestore stanno agendo in modo responsabile, al netto del fatto di doversi allineare alle disposizioni emanate con l’ultimo Decreto?

Ad esempio, l’Art. 7 del DPCM 9 Marzo 2020 in materia di Sorveglianza sanitaria, non impone l’obbligo di quarantena agli operatori sanitari e a quelli dei servizi pubblici essenziali che siano entrati in contatto con soggetti risultati positivi al COVID-19, prevedendo per questi operatori la sospensione dell’attività lavorativa soltanto in caso di “sintomatologia respiratoria o esito positivo per COVID-19”? (Tra l’altro, dal momento che i cosiddetti tamponi vengono fatti solo a chi presenta sintomi gravi, questa seconda specificazione è puramente formale!). Applicata al nostro settore, e data l’attuale carenza di dispositivi di protezione, questa misura rasenta la follia!

Riteniamo che ci sia stato un vuoto comunicativo, un’assenza totale di reazione ed evoluzione all’interno del Servizio in cui lavoriamo, e temiamo che tale condizione di lassismo non sia stata casuale, tutt’altro!

Abbiamo la netta impressione che, come spesso accade, dietro a questa scelta basata sostanzialmente sull’immobilismo da parte di Istituzioni e Cooperative sociali, ci siano ragioni di tipo puramente economico. Questa semplice deduzione ed il fremito di rabbia che provoca in noi lavoratori e lavoratrici, è più che sufficiente a far innalzare il nostro livello di stress sul posto di lavoro e nella nostra vita privata. Come purtroppo abbiamo potuto apprendere in questi giorni lo stress aumenta l’incidenza della malattia COVID-19 sulla salute del contagiato.

In definitiva, se il lavoro sul campo deve continuare, ebbene ciò deve avvenire in un clima di collaborazione, ricerca di strategie sostenibili (non solo nell’ottica dei costi economici), protezione, senso di responsabilità e, lo sottolineiamo, trasparenza!

Alle nostre domande di chiarimento, ci è stato risposto: “Navighiamo a vista, non sappiamo cosa dirvi, ma avete le spalle larghe!”. E così noi continuiamo a lavorare, come sempre con impegno e responsabilità, ma con la tensione indotta dalla paura di essere veicoli di trasmissione della malattia, dal terrore di portarci a casa un nemico invisibile per aver preso l’autobus sbagliato o aver fatto una partita a briscola di troppo a casa dell’utente; quando sarebbe sufficiente una ristrutturazione completa del servizio SAD per ridurre entro limiti ragionevolmente accettabili la nostra esposizione, e quella dell’utenza, al contagio.

Siamo stati abbandonati, ecco tutto!

Alla luce di tutto ciò, noi Educatori ed Educatrici Professionali e OSS del servizio SAD Anziani e Disabili Adulti, operanti sul territorio di Bologna, cercheremo di autotutelarci e tutelare l’utenza nei modi che riterremo più opportuni, nei limiti consentiti dalla Legge, e ci stringeremo uniti attorno al diritto di vederci riconosciute tutte le ore di lavoro che abbiamo perso e che perderemo nelle prossime settimane.

Siamo professionisti, non eroi ed eroine, né tantomeno volontari o martiri!

- Un gruppo di operatori ed operatrici del SAD Anziani e Disabili adulti del Comune di Bologna -

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