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Inseguendo un feticcio

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Ottobre 2021 07:46 Scritto da Sandro Mercoledì 20 Ottobre 2021 07:44

Inseguendo un feticcio

 

L’11.10.2021 è stato effettuato in tutta Italia uno sciopero generale del sindacalismo di base/alternativo.

In quella manifestazione abbiamo espresso (ho espresso) le posizioni politico sindacale criticando le scelte dell’attuale governo.

Durante la pandemia i lavoratori sono stati in balia dei datori di lavoro che a dispetto dell’accordo governo-sindacato non rispettavano le norme a tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Coloro che hanno difeso quell’accordo siamo stati noi ma criticati dalle rappresentanze aziendali degli stessi firmatari.

 

Il green pass.

Tutto ruota, inizia e si ferma al green pass, il mondo del lavoro, lo sfruttamento, migliori condizioni salariali, ecc.  vengono oggi assorbiti dal green pass.

È una limitazione, una distrazione del processo evolutivo che un sindacato o una realtà di sinistra dovrebbe, nella sua analisi, metabolizzare e superare per porsi obiettivi più ambiziosi.

La questione del green pass è una di quelle misure che l’attuale governo ha utilizzato mettendo in serie difficoltà i lavoratori per l’ennesima volta, ha diviso il modo del lavoro e i cittadini.

Il governo ha inteso, e volutamente, scientemente, prendere una posizione sul vaccino lasciando libertà di scelta agli individui e così facendo ha scaricato le responsabilità sul cittadino e i lavoratori.

Il governo ha però invece imposto con D.L. il green pass.

Il governo deve tutelare la sicurezza e la salute su tutto il territorio italiano ed i datori di lavoro devono garantire la sicurezza all’interno delle loro aziende o enti.

Dove si avverte discrepanze quando viene chiesto che i tamponi devono essere pagati dai lavoratori.

Il green pass sia diventato uno D.L.  venuto meno il ruolo del governo centrale territoriale.

 

Poniamoci questa domanda e cerchiamo di comprendere chi non è in linea con i doveri che ad ognuno competono.

La tassa sul lavoro ha questa filosofia interpretativa, se vuoi lavorare devi pagare!

Nei primi del’900 fu introdotta la tassa sul macinato e vi furono rivolte sul tutto il territorio italiano.

Quindi mentre per il vaccino ha lasciato “democraticamente” la scelta non ha fatto lo stesso per lavorare dove ha imposto il green pass con il D.L.

Possiamo definire questo comportamento una deresponsabilizzazione del governo sulla questione vaccino ma è chiara la volontà di pilotare questa “possibilità di scelta” indirizzando i lavoratori e il sociale in una direzione che li distrae dal vero problema.

Ora i lavoratori dei porti stanno scioperando e altri soggetti di sinistra manifestando.

Il tampone è uno degli strumenti utilizzabili per lavorare ma il lavoratore per lavorare dovrebbe pagare il tampone.

Noi come primo soggetto inadempiente riteniamo il governo e a cascata regione, comune e poi tuti gli altri soggetti o Enti che rappresentano il governo.

Siamo stupiti che tutta questa energia, sacrifici, attenzione politico-sindacale è rivolta al solo green pass che avremmo voluto che scientemente fosse attenzionato:

al lavoro;

al sociale aumentando le dovute preoccupazioni a governo e padronato, ponendo più preoccupazioni di quella di oggi mette al centro il green pass e il tampone.

Questa analisi non toglie la nostra solidarietà a tutti i portuali ed i lavoratori che scioperano e protestano nei luoghi di lavoro e nel territorio.

Sognare la possibilità di modificare le condizioni di vita dei lavoratori e di una società diversa e migliore non è reato.

Mi li, 19.10,2021

Sandro Bruzzese

Segreteria USI CT&S (MI)

 

Lavoratori in sciopero! Trieste, lacrimogeni e idranti sui manifestanti.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Ottobre 2021 13:06 Scritto da Sandro Lunedì 18 Ottobre 2021 13:02

Trieste, lacrimogeni e idranti sui manifestanti:

sgomberato l'ingresso del porto

Il corteo nelle vie del centro

38 minuti fa

La polizia ha sgomberato il porto di Trieste dai manifestanti no Green pass per consentire la ripresa delle normali operazioni quotidiane. Gli agenti hanno azionato gli idranti e sparato lacrimogeni, per spingere i contestatori fuori dallo scalo. La protesta si è spostata sulle strade e il corteo è arrivato in centro. Identificati alcuni manifestanti tra gli almeno duemila totali.

Ansa Trieste, lacrimogeni e idranti sui manifestanti: sgomberato l'ingresso del porto | Il corteo nelle vie del centro

Al grido di "libertà" e intonando cori contro il presidente del Consiglio Mario Draghi, i partecipanti alla protesta al Varco 4 del porto di Trieste si sono allontanati dalla zona, mentre la polizia avanzava. Quanto ai manifestanti identificati dalle forze dell'ordine, non è stato ancora deciso se contestare loro reati. La questura ha fatto sapere che "un agente del reparto mobile in servizio è stato ferito".

La lunga fila di manifestanti è entrata in piazza Unità d'Italia, riempiendola, e ha continuato nelle vie del centro fino ad arrivare in via Carducci, per poi dirigersi di nuovo lungo le Rive. Sembra che il corteo non abbia ancora una meta oppure non abbia concordato con le autorità dove sia possibile raggrupparsi. In testa al corteo, tra le varie persone, un piccolo gruppo di militanti con sciarpe e cappucci neri e con caschi in mano.

Puzzer: "Vediamo se ci caricano in piazza Unità" - Alla testa del corteo il dimissionario portavoce del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste Stefano Puzzer, che prima di entrare in piazza Unità ha dichiarato: "Vediamo se hanno il coraggio di caricarci anche lì". Intanto, il traffico lungo le Rive è stato bloccato dalle forze dell'ordine al passaggio dei manifestanti. In piazza ci sono passanti e turisti e anche alcuni presidi di agenti.

Al porto l'attività va avanti ma a rilento - Intanto, le attività del porto non si sono interrotte da quando ha avuto inizio la protesta. Le operazioni si sono svolte in moto rallentato il primo giorno, quando al Varco 4 si erano radunate fino a 6mila persone, ed è proseguita nei giorni successivi durante il fine settimane. Anche oggi continua l'operatività, nonostante i disordini.

La linea dei sindacati - L'appello dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, lanciato agli addetti del porto di Trieste era stato "Liberate il porto", le legittime manifestazioni di dissenso "devono essere garantite, ma non possono impedire ad un porto e ad una città di continuare a generare reddito e prospettive per il futuro".

L'arrivo della polizia al Varco 4 - La polizia era arrivata alle prime luci dell'alba al presidio davanti al Varco 4 del porto, dove i manifestanti erano seduti lungo la strada intonando i loro slogan di protesta. I poliziotti sono scesi dai mezzi in tenuta antisommossa invitandoli a disperdersi "in nome della legge". Poi sono stati azionati idranti e sparati lacrimogeni.

Un cordone di lavoratori tra Ps e manifestanti - I lavoratori portuali, riconoscibili per le tute gialle, avevano successivamente costituito un cordone tra polizia e no Green pass per evitare appunto contatti tra le forze dell'ordine e i manifestanti e garantire dunque anche l'incolumità di tutti.

   

Le tutele Covid fino a fine anno.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Ottobre 2021 11:34 Scritto da Sandro Lunedì 18 Ottobre 2021 11:32

Le tutele Covid fino a fine anno. La quarantena torna ad essere malattia tutta a carico dello Stato.

Tornano anche i congedi Covid per i genitori in caso di figli in DAD, quarantena o malati Covid

Tutele Covid prorogate fino a fine anno. La quarantena torna ad essere malattia tutta a carico dello stato, sia per quota Inps che per datori di lavoro. Rispetto al passato, nel 2021 quando non c’è l’intervento dell’Inps (impiegati, etc.), per cui l’indennità di malattia è soltanto a carico dell’azienda, il datore di lavoro avrà diritto a un forfait di 600 euro. Tornano, inoltre, i congedi Covid per i genitori, dipendenti o autonomi, in caso di figli in DAD, quarantena o malati Covid a seguito di contatto ovunque avvenuto.

Torna la cassa integrazione: 13 settimane di Cigd e 9 di Cigo a partire da ottobre. Per chi ne fruirà, c’è il divieto di licenziamento. Giro di vite, infine, sul provvedimento di sospensione dell’attività d’impresa. Oltre al rincaro delle sanzioni, lo stop ci sarà in presenza di lavoro nero al 10% (oggi al 20%) o in presenza di «gravi violazioni» sulla sicurezza del lavoro (oggi è richiesto che le violazioni siano reiterate). A prevederlo, tra l’altro, è il decreto-legge fisco-lavoro approvato ieri dal consiglio dei ministri.

La prima proroga riguarda la tutela della quarantena, che il decreto Cura Italia (dl n. 18/2020, art. 26, comma 1) equipara alla malattia ai fini del trattamento economico e dell’esclusione dal «comporto».

La tutela riguarda tutte le quarantene: con sorveglianza attiva, con permanenza domiciliare o precauzionale. L’Inps, si ricorderà, ha spiegato che avrebbe potuto riconoscere la tutela solo per l’anno 2020, perché non c’era stato per il corrente 2021 un nuovo stanziamento di fondi (si veda ItaliaOggi del 7 agosto). Questo stanziamento ora c’è, a disposizione per tutto il 2021.

Forfait alle imprese

Riguardo ancora alla tutela della quarantena equiparata a malattia, il provvedimento varato ieri introduce una novità: il rimborso forfait ai datori di lavoro che indennizzano o che hanno indennizzato, nel periodo dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre 2021, interamente a proprio carico la quarantena-malattia ai dipendenti (si tratta, in genere, degli impiegati e quadri, per i quali non è previsto l’intervento dell’Inps). Il forfait è di 600 euro per lavoratore e andrà fatta domanda all’Inps.

Congedi parentali

La seconda proroga riguarda il congedo Covid.

Dall’inizio dell’anno scolastico fino a fine anno è prorogata la disciplina che declina tre tipi di congedo: figli minori di 14 anni (indennizzato con retribuzione al 50%); figli fra 14 e 16 anni (senza indennizzo); figli disabili gravi (ogni età). Il congedo può essere richiesto per una parte o tutta la durata della DAD, dell’infezione al Covid e/o la quarantena del figlio, a seguito di contatto ovunque avvenuto. Il congedo Covid, limitatamente ai figli minori di 14 anni (indennizzato al 50%), può essere richiesto anche dai genitori iscritti alla gestione separata Inps e/o lavoratori autonomi.

Nuova cassa integrazione

La terza proroga riguarda la cassa integrazione: 13 settimane di Cigd e 9 di Cigo. In entrambi i casi se ne può fruire per la sospensione o la riduzione dell’attività dovute a eventi Covid e non va versata alcuna addizionale. Periodo per la fruizione: dal 1° ottobre al 31 dicembre. Per i datori di lavoro che faranno domanda per la nuova Cig scatta il divieto di licenziamento per la durata della fruizione.

Sicurezza sul lavoro

Giro di vite per il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.

Eccetto che nelle aziende con un unico occupato, lo stop scatterà quando venga riscontrato che almeno il 10% dei lavoratori presenti sul luogo di lavoro risulti occupato senza preventiva comunicazione di assunzione (CO), nonché in caso di gravi violazioni che verranno individuate per decreto dal ministero del lavoro. In attesa del decreto, valgono le ipotesi indicate in tabella, con rispettive somme aggiuntive da pagare. Per il lavoro irregolare, la somma aggiuntiva è di 2.500 euro fino a cinque lavoratori in nero e di 5mila euro per più di cinque.

   

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