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TUTTI E TUTTE A SAN FERDINANDO

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Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Agosto 2017 07:51 Scritto da Sandro Venerdì 18 Agosto 2017 07:48

QUESTO E' IL MOMENTO DI MOSTRARE SUPPORTO E SOLIDARIETA'!

FINO ALL'ULTIMO ISTANTE RESTEREMO ACCANTO AGLI ABITANTI E ALLE ABITANTI DELLA TENDOPOLI!

 

WE NEED YES!

Comitato lavoratori delle campagne

Rete campagne in lotta

www.campagneinlotta.org

FB: comitato lavoratori delle campagne

 

APPELLO A TUTTE LE PERSONE SFRUTTATE E ARRABBIATE:

IL 18 AGOSTO TUTTI E TUTTE A SAN FERDINANDO CONTRO LO SGOMBERO DELLA TENDOPOLI!

 

Siamo gli abitanti e le abitanti della tendopoli di San Ferdinando (Reggio Calabria) e vogliamo lanciare un appello a tutta Italia. Questo è un grido di rabbia e dolore contro l'ennessima violenza dello Stato e delle istituzioni nei nostri confronti!

Sono tanti anni che alziamo la testa per chiedere quello che ci spetta per provare ad avere una vita migliore, come ognuno di voi fa ogni giorno. Ma l'unica risposta che abbiamo avuto fino ad oggi è stata violenza, controlli e l'isolamento dentro baracche e tende.

Infatti qui a San Ferdinando lo Stato per la terza volta ha costruito una nuova tendopoli del costo (iniziale) di 625.000 euro!!!! E prevede di spenderne altri 400.000 euro ogni anno per la gestione!!!! Ma questi soldi potevano essere usati in modo diverso, per tutti quelli che vivono in questo territorio, italiani e immigrati! Invece lo Stato ha preferito destinarli tutti da un unico scopo: rinchiudere 550 persone di una prigione!

Non vogliamo più vivere nelle tende, controllati dalle telecamere, con un sistema identificativo per entrare e per uscire e con orari di chiusura e apertura! Inoltre non possiamo neanche cucinare, né decidere quando, come e cosa mangiare, perché all'interno del campo ci sarà una mensa a pagamento, 1,50 euro per ogni pasto!

Siamo stanchi, disperati e arrabbiati perchè non veniamo ascoltati e riceviamo solo violenza, razzismo e silenzio! Qui lo Stato lo scorso 9 giugno ha già ammazzato un nostro fratello, Sekine Traore, e adesso se non ce ne andiamo che faranno? Ci ammazzeranno perchè ci rifiutiamo di andare a vivere nell'ennesima prigione?

Il 18 agosto inizierà lo sgombero della tendopoli dove viviamo, che sappiamo bene essere un posto orribile, e la conseguente deportazione nel nuovo campo. Ma finchè non ci saranno delle soluzioni reali e le nostre richieste non verranno ascoltate noi da qui non ce andiamo!

Con questo appello vi chiediamo di raggiungerci qui a San Ferdinando, per sostenerci e resistere insieme!

Gli e le abitanti della tendopoli di San Ferdinando.

 

Chiarezza e solidarietà a Gianmaria.

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 16 Agosto 2017 08:48 Scritto da Sandro Mercoledì 16 Agosto 2017 08:45

AI LAVORATORI E LAVORATRICI DELLE PORTINERIE, DELLE PULIZIE DELLE MANUTENZIONI,

AL PERSONALE DOCENTE E AMMINISTRATIVO DELL’UNIVERSITA’ ROMA TRE E A STUDENTI-STUDENTESSE

Una volta tanto vorremmo parlare dell’USI

(Unione Sindacale Italiana, quella fondata nel 1912 tra gli altri da Giuseppe Di Vittorio)

e di GIANMARIA, per anni nostro delegato a ROMA TRE

 

E’ ripreso da un po’ di tempo, a scopo denigratorio se non diffamatorio, lo “sparlare” sull’attività del sindacato autorganizzato, autogestito, autofinanziato e indipendente Usi (Unione Sindacale Italiana) e delle strutture federate.

Ricordiamo tutto il lavoro politico sindacale e culturale, fatto anche a Roma  negli ultimi 30 anni (da quando cioè in città fu formalmente ricostituita); dalle rete e coordinamenti di lavoratori e lavoratrici, costruite e attive anche in questo Ateneo, come quelle su salute e sicurezza nei luoghi e ambienti di lavoro e di studio; gli “scioperi sociali” (quelli che collegano chi lavora e chi o lavora al nero e senza garanzie o fa parte della c.d. “forza lavoro in formazione”, chi studia appunto) di cui siamo stati tra i primi organizzatori; dello sciopero generale dell'8 marzo (un successo nel 2017, grazie al grande lavoro del coordinamento “non una di meno”, ma da Usi coperto e proclamato come azione di lotta e solidale, come gli scioperi il 25 novembre, anche anni prima, a proposito di discriminazioni di genere e abusi alle donne); degli scioperi e manifestazioni contro la guerra; delle lotte anche nazionali degli operatori-operatrici sociali e di chi lavora nelle cooperative sui servizi esternalizzati (anche nell’università); della nostra partecipazione alle manifestazioni internazionali (da Amsterdam 1997 a Genova 2001), dove Usi è attiva nelle reti europee e mondiali del sindacalismo alternativo e conflittuale; fino al lavoro e intervento di controinformazione, di sostegno e di costruzione di lotte (molte vincenti) delle nostre camere del lavoro, in diversi quartieri popolari, autorganizzate e autogestite (nell’Usi per Statuto, è vietato il sindacalismo di mestiere e di professione), delle iniziative anche culturali, delle biblioteche popolari, dei centri servizi delle nostre strutture federate, delle lotte fatte in appoggio degli occupanti delle case e degli spazi sociali, dal diritto alla casa e per ri-conquistare servizi pubblici funzionanti, oltre che i “beni comuni” (vedi per l'acqua); la collaborazione ad una rete cittadina per una mutua autogestita. Un lavoro nel quale da 15 anni, anche il lavoratore e nostro attivista, Gianmaria, è stato sia come delegato sindacale a Roma Tre, che responsabile della Camera del lavoro al Quarticciolo e dell’Infoshop la TALPA uno dei militanti più attivi. Un lavoro non pagato da nessuno, se non da noi stessi e dall’impegno volontario, non finanziato da stato o enti locali, ma rigorosamente autofinanziato.  Un’attività continua e a tutto campo,  che dimostra  nei fatti e non a parole, la nostra conflittualità e la pratica della “lotta di classe”, pratica scritta a chiare lettere nel nostro statuto dal 1912.

Lo sappiamo, sono in molti, che hanno sempre contrastato la rinascita attiva della storica Usi, che venissero rialzate quelle bandiere, simbolo delle lotte a livello internazionale, in memoria dei tanti lavoratori assassinati, costretti all'esilio per difendere le proprie camere del lavoro, le sedi sindacali, le case del popolo, le proprie idee dagli attacchi dello squadrismo fascista o stalinista...dai padroni e dallo stato e dai loro “pretoriani”, sempre pronti a difendere i propri interessi e questo sistema capitalista che sfrutta gli uomini, le donne, i bambini e la natura per il proprio profitto e continua a farlo, anche nella società “tecnologizzata”.

In tutto questo percorso, abbiamo avuto GIANMARIA al nostro fianco e sempre in prima fila, esponendosi in prima persona. Anche per questo continueremo a lottare, a proseguire l’intervento, non da soli, ma con i tanti e tante che in questi anni ci sono stati vicino, hanno lottato e costruiscono con noi  un’alternativa possibile, con le tante persone, strutture sindacali e politiche, che hanno espresso la loro solidarietà in questo momento grave, in cui è stata attaccata (14 giugno 2017, la sera) una nostra CAMERA DEL LAVORO, quella del Quarticciolo, che Gianmaria ha difeso come la sua incolumità fisica, causando involontariamente il ferimento di uno degli aggressori, poi scopertosi essere uno studente di Roma Tre.

L’USI esprime la propria piena solidarietà a GIANMARIA. Chi pensa, sbagliando, che fare opera di depistaggio o di denigrazione, possa fermare il nostro intervento, ha fatto male i suoi conti. Come fu anche nel dicembre 1969, subito dopo la strage di Piazza Fontana, dove molti “benpensanti” anche nella sinistra, avevano accettato che la strage fosse “opera di anarchici”, che Valpreda fosse il “mostro da sbattere in prima pagina”, che Pinelli (ferroviere, anarchico, ma attivista che stava ricostruendo l’Usi a Milano nel suo quartiere popolare all’epoca, la Bovisa) si fosse “suicidato” per la vergogna, buttandosi giù da una finestra della Questura di Milano…la verità venne a galla anni dopo, non conosciamo i nomi degli esecutori materiali, ma sappiamo bene chi furono i mandanti e perché. L’USI continuerà ad essere, malgrado i nostri denigratori, al fianco delle classi lavoratrici e dei settori sfruttati, essendo noi stessi lavoratori e lavoratrici, senza delegare ad altri la difesa dei nostri interessi e liberazione dal “bisogno”.

La riunione degli iscritti a Usi a ROMA TRE, svoltasi a luglio, ha espresso a GIANMARIA, oggi agli arresti domiciliari, tutta la solidarietà possibile e il lancio di una campagna di raccolta di fondi (essendo in aspettativa non retribuita) ha scelto un altro lavoratore come delegato sindacale nell’appalto, che continuerà, anche con l’appoggio della Segreteria intercategoriale provinciale, le battaglie fatte da GIANMARIA, anche in termini di salute e sicurezza sia per i dipendenti  che per studenti e studentesse (sempre più forza lavoro “in formazione”, soggetta a forme di sfruttamento e precarietà).

 

Roma, 23  luglio 2017

Unione Sindacale Italiana – Usi fondata nel 1912

Sede: Largo G. VERATTI 25 – 00146 ROMA

USI Commercio Turismo e Servizi USI C.T.&S. e Rsa Usi Formula sociale

Fax 06/77201444 – e mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

sito nazionale ufficiale:

www.unionesindacaleitaliana.eu

www.usiait.it

fotinprop.LargoVeratti25.luglio2017

 

   

Immigrati. MARCINELLE (Belgio) 8 AGOSTO 1956.

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Ultimo aggiornamento Martedì 08 Agosto 2017 10:21 Scritto da Sandro Martedì 08 Agosto 2017 10:15

MARCINELLE (Belgio) 8 AGOSTO 1956.

OGGI 8 AGOSTO 2017 STRAGE DI MINATORI

MANTENIAMO LA MEMORIA STORICA SU 262 MORTI, (136 IMMIGRATI ITALIANI)

PER EVITARE CHE NELLA “CIVILE EUROPA” PROSEGUANO MORTI SUL LAVORO, di IMMIGRATI.

 

Segreteria nazionale collegiale Confederazione USI fondata nel 1912

aderente a RETE Nazionale salute e sicurezza sul lavoro e sui territori

e mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. e al Comitato 5 Aprile di Roma

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RICORDIAMO ANCHE QUESTA DATA 8 AGOSTO 1956. 61 anni fa, la strage su lavoro nella miniera di MARCINELLE in Belgio.

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Il bilancio alla fine fu di 262 morti, di cui 136 di emigrati italiani. Causa della strage operaia, un incendio scoppiato a quota 975 della miniera, nel distretto carbonifero di Charleroi, i minatori morirono a causa di un incidente banale, UCCISI SUL LAVORO soprattutto dalla "premeditata" imprevidenza, dalla mancanza di elementari misure di protezione, dalla disorganizzazione.

 

Uno degli eventi luttuosi dell'immigrazione italiana all'estero, in base ad accordi tra i Governi belga e italiano, forza lavoro e braccia in cambio di quote di carbone per la "ripresa economica". Nel linguaggio locale, un misto tra il francese e il dialetto, fu detta "La catastròfa".

Per molti anni, nessun Presidente della Repubblica Italiana, nessun esponente del Governo italiano, si è recato sul luogo della strage di Marcinelle, nè si impegnò a sostegno delle vittime e dei familiari, nessun intervento istituzionale durante l'inchiesta successiva al disastro sul lavoro, con una giustizia inerte di fronte a questo "massacro annunciato". A tanti anni di distanza dalla strage e in una fase nella quale in Europa, in Italia, continua la fuga di centinaia di migliaia di disperati e disperate, non solo dalla fame e dalla miseria, ma anche da persecuzione religiose, politiche, dalle discriminazioni etniche, con forme di sfruttamento bestiale e un mercato che ricorda quello, abolito formalmente, della schiavitù e della tratta di di esseri umani, questa storia di emigrazione e di immigrazione (italiana, questa volta) dovrebbe farci riflettere. La sola rievocazione del fatto, non dovrebbe lasciare insensibili coloro che oggi, in Italia come nella "civile" Unione Europea con tante direttive sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, parla di "flussi programmati"e di "integrazione", o di "invasione", quando si riferisce al fenomeno dell'immigrazione, come se fosse già dimenticato quello che subirono i nostri antenati, bisnonni, nonni...emigrati e immigrati nei Paesi "ricchi" per uscire dalla quotidiana miseria e alla ricerca di un destino e di un futuro migliore, spesso pagato a caro prezzo di vite umane, come a Marcinelle non dovremmo mai dimenticare i cartelli davanti a negozi ed esercizi pubblici “…vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”.

 

Così come, ci si dimentica troppo spesso che in Italia, nonostante la crisi, la messa in mobilità, i licenziamenti collettivi, il precariato e tanto lavoro sommerso e "al nero", che quantifica in diminuzione la forza lavoro codificata “attiva” 8ache con contratti di lavoro di pochi giorni…) anche il numero ACCERTATO DI MORTI SUL LAVORO (e DA LAVORO SALARIATO), non accenna a diminuire. Rispetto solo a qualche anno fa, l'Italia rimane pur sempre un PAESE DOVE LA SALUTE E' CONSIDERATA UNA MERCE, LA SICUREZZA NON SOLO SUI LUOGHI DI LAVORO MA SUI TERRITORI (inquinati, devastati, senza manutenzione, rimboschimento, o controlli seri in termini preventivi), E' VISTA DA PADRONI E GOVERNANTI COME "UN COSTO" DA RIDURRE O ELIMINARE PER MANTENERE, IN REGIME DI "CRISI PERMANENTE", UN MARGINE PUR MINIMO DI PROFITTO, UN’OCCASIONE PER LUCROSE SPECULAZIONI FINANZIARIE, EDILIZIE...o anche come smaltimento illecito di scorie e deposito di materie pericolose, inquinanti sui territori.

 

Noi non dimentichiamo, non scordiamo Marcinelle e la dolorosa lezione che ci ha lasciato, come non scordiamo la Thyssenkrupp, l'Umbria Olii, Molfetta, Trani, Ravenna, Genova, L'Ilva di Taranto, Marghera, Monfalcone, Palermo...Viareggio e tante altre.

 

NOI NON DIMENTICHIAMO, PERCHE' CHI NON HA MEMORIA, NON HA UN FUTURO E NONOSTANTE TUTTO, SIAMO ANCORA DISPOSTI A LOTTARE COLLETTIVAMENTE, AD  ESSERE SOLIDALI ...PER UN ALTRO FUTURO...POUR UN AUTRE FUTUR

Usi Unione Sindacale Italiana segreteria nazionale confederale

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Sito nazionale www.unionesindacaleitaliana.eu

www.usiait.it

Roma/Milano/Udine/Caserta

Italia 8 agosto 2017

 

   

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