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USI - Rimini. Marinai di salvataggio

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UNIONE SINDACALE ITALIANA

Marinai di salvataggio

Giovedi 20 Settembre una altra donna è morta in spiaggia (al bagno 33 di Rimini). Siamo profondamente dispiaciuti sia  personalmente che professionalmente. Non sappiamo al momento se sia successo in acqua o in spiaggia ma  non fa differenza alla conclusione che se c'era servizio di salvamento l'intervento di tentativo di rianimazione sarebbe forse potuto essere stato in tempi utili.  Certo non c'è obbligo di servizio in stabilimenti aperti per elioterapia ma rimane uno smacco di sistema del  soccorso pubblico e della nostra comunità della accoglienza e convivenza.

Il turismo balneare in “bassa Stagione” che non rende uguali di fronte alla morte e alla vita

Da anni ci battiamo perchè la balneazione e le spiagge aperte siano coperti da servizio di salvamento.  Lo abbiamo fatto per cercare di garantire il servizio gli anni passati da metà Settembre in avanti in caso di impianti aperti e balneazione . Questo anno ci troviamo a farlo addirittura dal 9 di Settembre.

Siamo chiamati quali cittadini di una comunità a segnalare e affrontare i problemi, non a nasconderli Ogni anno lo facciamo presente che non si possono abbandonare situazioni di balneazione e presenza in spiaggia con bagni aperti senza nessun controllo e senza che nessuna autorità si senta responsabile e prenda provvedimenti di qualche tipo.

In  ben oltre mezza Italia la stagione balneare coperta da servizio di salvamento è arrivata a Domenica 16 Settembre quando non il 30 Settembre (vedi * nota di elenco a piè  di pagina).

Invece in provincia di Rimini no!

La causa? Promesse non mantenute dall'inverno dal Comune di tenere aperto fino all'inizio delle scuole a Settembre (il 16 Settembre) e di riservarsi poi di prolungare oltre, con una ordinanza di flessibilità stagionale  in caso di condizioni favorevoli (quali poi vediamo si sono verificate) .

Tuttavia, una volta che le previsioni erano favorevoli una settimana prima del 9 Settembre il comune (Insieme a Rimini anche Riccione, Misano e Cattolica) si è tirato indietro assecondando la scelta di non contraddire gli interessi al risparmio dei concessionari di spiaggia, ignorando così gli interessi di utenti e  turisti di Settembre che sono interessi niente meno che di salvaguardia della propria vita in mare e aree degli impianti balneari. Ci siamo cosi trovati dal 9 di Settembre fino probabilmente alla prossima settimana (dovrebbe durare fino  23) con temperature estive e presenza di decine di migliaia di turisti  in acqua e in spiaggia.

Questo è permesso da un "formula tutta di casa nostra" quello della “elioterapia” che nella pratica significa per i concessionari bagnini di potere essere autorizzati a  rimanere aperti senza dovere provvedere a sorvegliare con con personale per soccorso e rianimazione il mare antistante e la loro area di  stabilimento.

Naturalmente gli ignari bagnanti stranieri non sanno nulla, nessuno li ha avvertiti che il loro pacchetto turistico è “Without rescue service” e che in caso di incidente qualcuno deve fare il numero 1530 per chiedere soccorsi che arriveranno non in tempi utili a eventuali necessità di rianimazione.

I Comuni stessi d'altra parte non danno il buon esempio nelle spiagge libere che rimangono completamente senza presidi.

Abbiamo brutte storie  però abbiamo la Università del turismo!

Pagano le fasce più deboli, quelli che vengono a Settembre attratti dal bel tempo e dai costi un poco più favorevoli. A parte Bellaria e Cesenatico e Cervia (che hanno continuato il servizio lodevolmente di propria iniziativa) tra Viserba e Cattolica decine di migliaia di bagnanti scendono in acqua ogni ora senza sapere che in una spiaggia attrezzata e attiva non è attivo il servizio di salvamento. Nessuna publifono annuncia la trappola. Eppure viene pagata una tassa di soggiorno, i turisti lasciano soldi un poco ovunque ma l'interesse sul Demanio comune del Comune non segue a quanto pare interessi della città nel suo insieme. Non c'è governo, presa in carico del problema. Ma allora perché viene lasciata libertà di gestire ai concessionari tale delicato servizio salvavita? La soluzione sarebbe la gestione diretta dei comuni insieme a 118 e autorità competenti di salvaguardia della vita in mare cosi come avviene in buona parte del mondo. Finanziati dalle tasse comunali prese anche alle attività di ristorazione e pernottamento oltre che da quelle degli affittuari di attrezzature balneari.

Ma in montagna in bassa stagione con le piste di neve aperte il soccorso alpino o quello delle piste è soppresso?

In questo periodo di assenza dei marinai di salvataggio (mancanza di sorveglianza, mancanza di possibilità di intervento, inesistente possibilità di pronto soccorso e rianimazione se non da presenze occasionali di professionisti), può drammaticamente succedere di tutto.

La sorveglianza in mare e aree balneari non è un contenzioso economico (come molti astutamente vogliono fare relegare) tra concessionari balneari e marinai di salvataggio appassionati del proprio lavoro, ma rimanda come responsabilità a tutta la collettività, ne è anche la allegoria di una convivenza civile della comunità.

Ci aspettiamo (da anni) che finiscano i rimpalli di responsabilità e ci si appassioni alle soluzioni. Qualche segnale a volte c'è trasversale a tutte le categorie e autorità (marinai di salvataggio, concessionari, esercenti di attività, autorità comunali e marittime e confidiamo di potere essere non il fanale di coda ma l'avanguardia sulla sicurezza in mare .

I lavoratori della sicurezza in mare che rilevano problemi di salvamento andrebbero stimolati, aiutati, promossi non ostacolati, zittiti intimoriti da pressioni occupazionali.

In conclusione due punti ci sembrano determinanti una soluzione

1)Non deve essere concessa la apertura degli stabilimenti con la motivazione della elioterapia senza sorveglianza in mare . Dove c'è balneazione e impianti balneari aperti ci deve essere sorveglianza.

2) Il servizio di salvamento deve essere internalizzato nella gestione dei Comuni e ausl di riferimento avvalendosi di tutte le risorse territoriali economiche professionali di gestione sanitaria delle emergenze.

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