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Tre milioni per livellare le buste paga

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Fusione delle Ulss, ora scoppia la grana degli stipendi diversi.

Servono tre milioni per livellare le buste paga

medico stipC'è stato di tutto ieri pomeriggio in Quinta commissione sanità, anche se i consiglieri regionali sembra non se ne siano accorti: nessuno ha battuto ciglio quando è stato denunciato che il Veneto potrà riempirsi di ospedali privati al di fuori della programmazione regionale. Nessuno ha chiesto lumi quanto si sono profilate battaglie a colpi di carte bollate in merito agli stipendi diversi tra infermieri e medici che lavoreranno nella stessa Ulss. E nessuno si è scusato con i sindaci che, convocati alle 17.30, sono arrivati a Palazzo ma hanno trovato la porta chiusa: la commissione era già finita da quasi un'ora e i consiglieri erano già andati a casa. Figuracce del Ferro Fini. La Quinta commissione era stata convocata per sentire tutti i soggetti coinvolti in merito al "pacchetto bilancio", cioè il collegato alla legge di stabilità 2017, la stessa legge di stabilità e il bilancio di previsione triennale. Erano previste almeno tre ore di audizioni in vista della seduta di domani che vedrà i consiglieri licenziare l'intera manovra.

STIPENDI DIVERSI - È stata la Cgil con il segretario regionale Daniele Giordano a denunciare la grana degli stipendi che scoppierà dal 1° gennaio 2017. Con l'ultima riforma sanitaria le Ulss sono state infatti ridotte da 21 a 9, ma anziché far nascere delle nuove Ulss come era successo vent'anni fa, si è proceduto alla fusione per incorporazione: nel caso di Venezia, ad esempio, resta l'Ulss 12 che assorbe l'Ulss 13 di Dolo-Mirano e l'Ulss 14 di Chioggia che invece cessano. Occhio: cessano anche i contratti aziendali locali delle Ulss 13 e 14. Il problema è: i medici e gli infermieri che passeranno a lavorare nella Ulss 12 che contratti avranno? Quelli originari della propria vecchia Ulss o quelli dell'Ulss "incorporante"? L'interrogativo non è di poco conto perché le Ulss venete oggi non hanno lo stesso contratto aziendale locale, ci sono infermieri che prendono di più e altri che prendono di meno. Ma finché erano in Ulss diverse era un conto, nella stessa Ulss la vicenda può portare a valanghe di contenziosi.

La proposta emersa negli uffici regionali competenti è di mantenere in vigore per tutto il 2017 i contratti attuali e, in corso d'opera, verificare di quante risorse c'è bisogno per non fare differenze di stipendio così che, dal 2018, si possa applicare un nuovo contratto uguale per tutti. Al Balbi stanno pensando anche di destinare una parte dei risparmi ottenuti dalla riorganizzazione delle Ulss ai miglioramenti salariali per l'omogeneizzazione dei contratti locali. Pare servano dai 3 ai 5 milioni di euro.

LARGO AI PRIVATI - Sempre il segretario regionale della Cgil Daniele Giordano ha segnalato in commissione, tra il silenzio generale, il via libera che l'articolo 28 del Collegato da alle cliniche private: d'ora in avanti, in virtù della "libera iniziativa economica privata" chiunque potrà aprirsi un ospedale anche se la programmazione regionale non lo prevede. «Siamo stati costretti ad "aprire" ai privati da una sentenza del Tar che peraltro abbiamo già impugnato al Consiglio di Stato» ha poi spiegato al Gazzettino l'assessore Luca Coletto. Tutto nasce a Mezzaselva, nell'Altopiano di Asiago, dove la società Progetto 33 chiede di riattivare nell'ex ospedale che era stato chiuso dei posti letto per la riabilitazione e, di fronte al rifiuto della Regione, va al Tar dove, grazie a una direttiva europea, vince. Morale: adesso chiunque potrà aprirsi un ospedale privato, la struttura dovrà rispettare i parametri fissati dalla Regione (gli stessi delle strutture pubbliche) ma non sarà accreditata, cioè non riceverà soldi del Fondo sanitario.

LO SGARBO - Alle 17.20 varca il portone del Ferro Fini Nicola De Paoli, sindaco di Masera, in rappresentanza della Conferenza dei sindaci dell'Ulss 16 di Padova. Pochi minuti dopo entra il sindaco Alessandro Bolis per l'Ulss 15. Sono stati convocati tutti alle 17.30, ma la commissione è già finita. Nell'atrio c'è solo il capogruppo di Forza Italia Massiliamo Barison, che peraltro stava uscendo pure lui: «Ci era stato detto che non sarebbe venuto più nessuno». Sbagliato. Sbotta Bolis: «E la segretaria aveva pure confermato la mia partecipazione. Se lo facessi io in municipio mi chiederebbero le dimissioni». Dalla cartella estraggono il materiale che avrebbero consegnato ai consiglieri: i servizi sociali sul territorio, dalla medicina di gruppo agli ospedali di comunità, vanno garantiti. E, aggiunge De Paoli, la quota indistinta del fondo sociale va divisa in base alla popolazione e non sulla base storica.

Il Gazzettino – 23 novembre 2016