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Covid contagi sul lavoro al 31 dicembre.

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Ultimo aggiornamento Martedì 15 Giugno 2021 13:09 Scritto da Sandro Martedì 26 Gennaio 2021 10:16

131mila casi Covid sul lavoro al 31 dicembre,

novembre +26mila, dati Inail

 

131.090 denunce di contagi di Covid sul lavoro rilevate al 31 dicembre 2020, + 26.762 casi rispetto al 30 novembre 2020.

423 casi mortali, 57 in più dal 30 novembre al 31 dicembre.

È quanto si legge nell’aggiornamento 31 dicembre 2020 della Scheda nazionale.

I dati sulle denunce da Covid-19 pubblicato da Inail.

131.090 denunce di Covid sul lavoro corrispondono al 23,7% del totale degli infortuni sul lavoro e al 6,2% dei contagi Covid a livello nazionale rilevati da Iss.

I 26.762 nel periodo fine novembre fine dicembre sono distribuiti in questo modo:

16.991 dicembre;

7.901 novembre;

1.599 ottobre.

La somma delle denunce nel trimestre ottobre-dicembre è di oltre 75 mila episodi.

Nel totale delle denunce di contagio sul lavoro il 69,6% è rappresentato da donne.

Età media per entrambi i sessi 46 anni.

423 casi sono un terzo delle morti sul lavoro denunciate a Inail al 31 dicembre 2020;

0,6% delle morti per Covid indicate da Iss.

83,2% uomini;

70,2% 50-64 anni.

Al settore settore della Sanità e assistenza sociale il 68,8% delle denunce e il 25% dei decessi.

Contagi sul lavoro:

47,5% Nord-Ovest;

23,0% Nord-Est;

13,8% Centro;

4,2% Isole;

1,5% Sud.

Decessi:

Nord-Ovest 51,3%;

Sud 18,9%;

Centro 13,9%;

Nord-Est 12,1%;

Isole 3,8%.

Info: Inail dati denunce Covid sul lavoro 31 dicembre 2020.

 

22.12.2020. INAIL. I contagi sul lavoro.

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Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Marzo 2021 09:00 Scritto da Sandro Martedì 05 Gennaio 2021 10:13

22/12/2020

I contagi sul lavoro da Covid-19 oltre quota 100mila. Il picco dei casi nell’ultimo bimestre

Report curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail e le schede regionali aggiornate: alla data del 30 novembre denunciate 37.547 infezioni di origine professionale in più rispetto al monitoraggio del mese precedente, di cui 27.788 riferite a novembre e 9.399 a ottobre

ROMA - I contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail alla data del 30 novembre sono 104.328, pari al 20,9% del complesso delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute dall’inizio dell’anno e al 13% dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. Rispetto alle 66.781 denunce rilevate alla data del 31 ottobre i casi in più sono 37.547, di cui 27.788 riferiti a novembre e 9.399 a ottobre. La “seconda ondata” delle infezioni da Covid-19 ha avuto un impatto più significativo della prima anche in ambito lavorativo. Nel bimestre ottobre-novembre, infatti, si rileva il picco dei contagi di origine professionale, con quasi 49mila denunce di infortunio (pari al 47% del totale) rispetto alle circa 46.500 registrate nel bimestre marzo-aprile. Il divario, peraltro, è destinato ad aumentare nella prossima rilevazione per effetto del consolidamento particolarmente influente sull’ultimo mese della serie.

I decessi sono 366, la metà è avvenuta ad aprile. Come segnalato dall’11esimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, pubblicato oggi insieme alla versione aggiornata delle schede di approfondimento regionali, i casi mortali sono 366, pari a circa un terzo del totale dei decessi denunciati all’Inail dall’inizio dell’anno, con un’incidenza dello 0,7% rispetto ai deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall’Iss alla stessa data. Rispetto ai 332 decessi rilevati dal monitoraggio al 31 ottobre, i casi mortali segnalati all’Istituto sono 34 in più, di cui 20 nel solo mese di novembre. La metà dei decessi (50,3%) è avvenuta ad aprile, il 33,1% a marzo, il 6,0% a maggio, il 5,5% a novembre, l’1,6% a luglio e a ottobre, l’1,4% a giugno e lo 0,3% ad agosto e settembre.

I maggiori incrementi registrati nelle province meridionali. L’analisi territoriale conferma che le denunce ricadono soprattutto nel Nord del Paese: il 50,3% nel Nord-Ovest (il 30,5% in Lombardia), il 21% nel Nord-Est, il 13,7% al Centro, l’11,1% al Sud e il 3,9% nelle Isole. Le province con il maggior numero di contagi sono Milano (11,9%), Torino (7,6%), Roma (4,2%), Napoli (3,9%), Brescia (3,2%), Genova (2,8%), Varese (2,7%) e Bergamo (2,6%). In termini relativi, però, sono le province meridionali a registrare i maggiori incrementi: Reggio Calabria, Caltanissetta, Caserta e Salerno vedono più che triplicare i casi denunciati rispetto alla rilevazione di fine ottobre. Concentrando l’analisi esclusivamente sui decessi, la percentuale del Nord-Ovest sale al 53,8% (il 39,3% in Lombardia), ma rispetto al totale delle denunce si osserva una quota più elevata al Sud, che con il 16,9% dei casi mortali precede il Centro (13,7%), il Nord-Est (12,8%) e le Isole (2,8%). Le province che contano più decessi si confermano essere quelle di Bergamo (11,2%), Milano (8,5%), Brescia (6,8%), Napoli (6,3%), Roma (5,5%) e Cremona (4,9%).

Quasi sette denunce su 10 nel settore della sanità e assistenza sociale. Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – con il 68,7% delle denunce e il 23,7% dei casi mortali codificati precede l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), in cui ricadono il 9,2% delle infezioni denunciate e il 10,3% dei decessi. Gli altri settori più colpiti sono i servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (tra cui gli addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione e il commercio.

Dopo la tregua estiva da settembre la “seconda ondata” di contagi. Ripartendo l’intero periodo di osservazione in tre intervalli – fase di “lockdown” (fino a maggio compreso), fase “post lockdown” (da giugno ad agosto) e  fase di “seconda ondata” di contagi (settembre-novembre) – per l’insieme dei settori della sanità, assistenza sociale e amministrazione pubblica (Asl) si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza delle denunce tra le prime due fasi e una risalita nella terza (si è passati dall’80,5% dei casi codificati nel primo periodo al 49,2% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 76,3% nel trimestre settembre-novembre). Viceversa altri settori, con la graduale ripresa delle attività, in particolare nel periodo estivo, hanno visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi e una riduzione nella terza.

Il fenomeno in aumento in tutti i settori di attività. È il caso, per esempio, dei servizi di alloggio e ristorazione (passati dal 2,5% del primo periodo, al 6,3% del trimestre successivo e al 2,4% nel trimestre settembre-novembre) e dei trasporti (passati dall’1,2%, al 5,8% e al 2,4%). Il decremento osservato in questi settori nell’ultimo trimestre analizzato non deve però trarre in inganno. In ottobre e, in particolare, a novembre il numero dei contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail è tornato ad aumentare vigorosamente in tutti i settori di attività. A diminuire è la quota di questi casi sul totale, a fronte del più consistente aumento che caratterizza nuovamente la sanità, sia in valore assoluto che relativo.

Più casi tra i tecnici della salute e gli operatori socio-sanitari. La categoria professionale più colpita continua a essere quella dei tecnici della salute, con il 38,6% delle infezioni denunciate, circa l’82% delle quali relative a infermieri, e il 9,3% dei casi mortali, seguita dagli operatori socio-sanitari (18,6%), dai medici (9,5%), dagli operatori socio-assistenziali (7,6%) e dal personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,7%). Le altre categorie più coinvolte sono quelle degli impiegati amministrativi (4,3%), degli addetti ai servizi di pulizia (2,2%), dei conduttori di veicoli (1,2%) e dei dirigenti amministrativi e sanitari (1,0%).

Nella terza fase dell’epidemia torna ad aumentare l’incidenza delle professioni sanitarie. Dall’analisi dei dati per mese di accadimento emerge una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie nelle prime due fasi e una risalita nella terza. La categoria dei tecnici della salute, in particolare, è passata dal 39,3% del primo periodo, fino a maggio compreso, al 21,4% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 38,6% nell’ultimo trimestre. I medici, scesi dal 10,2% della fase di “lockdown” al 3,7% in quella “post lockdown”, hanno fatto registrare il 9,0% nella “seconda ondata” dei contagi. Con la ripresa delle attività, altre professioni hanno invece visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio tra le prime due fasi e registrato una riduzione nella terza. Gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione, per esempio, sono passati dallo 0,6% del primo periodo al 4,2% di giugno-agosto e allo 0,8% tra settembre e novembre. Gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia, tra la prima e la seconda fase hanno raddoppiato la percentuale dei contagi rispetto al totale (dallo 0,6% all’1,2%), per poi attestarsi allo 0,9% nell’ultimo trimestre. Le infezioni relative agli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari, invece, sono aumentate dallo 0,2% al 7,1%, per poi tornare allo 0,2% dei contagi denunciati tra settembre e novembre.

L’identikit dei lavoratori contagiati. La maggioranza dei lavoratori contagiati sono donne (69,4%), con un’età media dall’inizio dell’epidemia di 46 anni per entrambi i sessi. Il 42,5% delle denunce riguarda la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,8%), 18-34 anni (18,8%) e over 64 anni (1,9%). I decessi, invece, sono concentrati soprattutto tra gli uomini (84,2%) e nella fascia 50-64 anni, con il 71,6% del totale dei casi. Seguono le fasce over 64 anni (18,6%) e 35-49 anni (8,7%), con un’età media dei deceduti di 59 anni. L’85,6% dei contagi denunciati riguarda lavoratori italiani. Il restante 14,4% sono stranieri (otto su 10 donne), concentrati soprattutto tra i lavoratori rumeni (pari al 20,2% dei contagiati stranieri), peruviani (15,0%), albanesi (7,8%) ed ecuadoregni (5,1%).
   

DALL'EZLN.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 31 Dicembre 2020 12:23 Scritto da Sandro Giovedì 31 Dicembre 2020 12:01

DICHIARAZIONE COMUNE DI UNA PARTE DELL'EUROPA CHE SEGUE E DELL'EZLN.

Primo gennaio 2021.

AI POPOLI DEL MONDO:

ALLE PERSONE CHE COMBATTONO IN EUROPA:

HERMAN@S e COMPAÑER@S:

Nel corso di questi mesi precedenti, abbiamo preso contatto nosotr@s con vari mezzi. Siamo donne, lesbiche, gay, bisessuali, transgender, travestiti, transessuali, intersessuali, queer ealtroancora, uomini, gruppi, collettivi, associazioni, organizzazioni, movimenti sociali, popoli indigeni, associazioni di quartiere, comunità e molto altro che ci dà identità.

Ci distinguono e ci allontanano da terra, cieli, montagne, valli, steppe, giungle, deserti, oceani, laghi, fiumi, ruscelli, lagune, razze, culture, lingue, storie, età, geografie, identità sessuali e non,radici, confini, forme di organizzazione, classi sociali, potere d'acquisto, prestigio sociale, fama, popolarità, seguaci, Mi piace,monete, grado di scolarizzazione, modi di essere, virtù, difetti, pro, contro, ma, rivalità, inimicienze, concezioni, argomenti, controargomentazioni, dibattiti, controversie, denunce, accuse, disprezzo, filiere fobie, lodi, ripudi, fischi, applausi, divinità, demoni, dogmas, eresie, like, dispiaceri, modalità e un lungo eccetera che ci rende diversi e, non poco frequenti, contrari.

Siamo uniti solo da pochissime cose:

Chi fa nostri i dolori della terra: la violenza contro le donne; persecuzione e disprezzo per i diversi nella loro identità affettiva, emotiva, sessuale; l'annientamento dei bambini; genocidio contro le persone originarie; razzismo; militarismo; sfruttamento; stripping; la distruzione della natura.

La consapevolezza che è un sistema responsabile di questi dolori. Il boia è un sistema sfruttatore, patriarcale, piramidale, razzista, ladro ecriminale: il capitalismo.

La consapevolezza che non è possibile riformare questo sistema, educarlo, mitigarlo, ripulirlo, domarlo, umanizzarlo.

L'impegno a lottare, ovunque e in ogni momento – ognuno da solo – contro questo sistema fino a quando non sarà completamente distrutto. La sopravvivenza dell'umanità dipende dalla distruzione del capitalismo. Non ci arreiamo, non siamo in vendita e non piangiamo.

La certezza che la lotta per l'umanità è globale. Così come la distruzione continua non riconosce confini, nazionalità, bandiere, lingue, culture, razze; quindi la lotta per l'umanità è ovunque, tutto il tempo.

La convinzione che ci siano molti mondi che vivono e combattono nel mondo. E che ogni pretesa di omogeneità ed egemonia mina l'essenza dell'essere umano: la libertà. L'uguaglianza dell'umanità è nel rispetto della differenza. Nella sua diversità c'è la sua somiglianza.

La consapevolezza che non è la pretesa di imporre il nostro sguardo, i nostri passi, le nostre aziende, i nostri percorsi e le nostre destinazioni, che ci permetteranno di andare avanti, ma l'ascolto e lo sguardo dell'altro che, diverso e diverso, ha la stessa vocazione di libertà e giustizia.

Con queste coincidenze, e senza abbandonare le nostre convinzioni o non essere più ciò che siamo, abbiamo concordato:

Primo.- Fare incontri, dialoghi, scambi di idee, esperienze, analisi e valutazionitra quellidi noi che sono impegnati, da concezioni diverse e in terreni diversi, nella lotta per la vita. Allora,chi andrà per la loro strada o no. Guardare e ascoltare l'altro può o meno aiutarci nella nostra scia. Ma conoscere il diverso fa anche parte della nostra lotta e del nostro impegno per la nostra umanità.

In secondo luogo,- che questi incontri e attività si svolgono nei cinque continenti. Che, per quanto riguarda il continente europeo, si concretizzano nei mesi di luglio, agosto, settembre e ottobre 2021, con la partecipazione diretta di una delegazione messicana composta dalla CNI-CIG, dal Frente de Pueblos en Defensa del Agua y la Tierra de Morelos, Puebla e Tlaxcala e dall'EZLN. E,in un secondo momento da specificare, sostenere secondo le nostre possibilità, da effettuare in Asia, Africa, Oceania e America.

Terzo.- Invitare coloro che condividono le stesse preoccupazioni e lotte simili, tutte le persone oneste e tutte le discese che si ribellanoe si ribellano nei numerosi angoli delmondo, a unirsi, contribuire, sostenere e partecipare a questi incontri e attività; e a firmare e avallare questa dichiarazione PER LIFE.

Dal ponte della dignità che unisce l'Europa de Abajo e la sinistra con le montagne del Messico sud-orientale.

Nosotr@s.

Pianeta Terra.

1 gennaio 2021.

   

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