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Rinnovo RSU a Caltanissetta

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Ultimo aggiornamento Venerdì 27 Marzo 2015 09:33 Scritto da Sandro Giovedì 19 Febbraio 2015 09:07

Unione Sindacale Italiana

Federazione Provinciale di

C A L T A N I S S E T T A

Via Re D’Italia n.10 (93100) Caltanissetta

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UNIONE SINDACALE ITALIANA fondata nel 1912 – fedele ai principi dell’AIT

La PIAZZETTA U.S.I. La NOSTRA VOCE

COMUNICATO n.5 del 18 febbraio 2015

Mercoledì 18 febbraio 2015 – ore 16,00

OGGETTO: Comunicazione.

Care Colleghe e Cari Colleghi,

quello che avevo previsto si è avverato, i segretari provinciali delle forze PSEUDO-SINDACALI, filo-dirigenziali, hanno disertato l’ultima riunione di Delegazione Trattante, facendo mancare il numero legale, evitando in tal maniera che si discutesse principalmente dell’AZZERAMENTO delle Posizioni Organizzative, tesi fortemente sostenuta e proposta dall’U.S.I.

Questo non è il modo di fare sindacato, essendo il sindacato lo strumento d’eccellenza in difesa dei diritti dei Lavoratori, tali valori dimenticati da tempo e buttati nel cesso da parte di tanti pseudo-sindacalisti che sfruttano la buona fede delle Lavoratrici e dei Lavoratori per poter andare in distacco, le Lavoratrici ed i Lavoratori vanno seguiti ed ascoltati passo dopo passo, per questo ho attivato, come ricorderete di sicuro, nell’ottobre 2012 e senza mai interrompere lo SPORTELLO di APPOGGIO,  che trova luogo presso la stanza delle RSU sita all’Istituto Musicale “Vincenzo Bellini di Caltanissetta”, attività portata avanti come pertinente delle competenze primarie di una seria RSU, utile a conoscere le esigenze di chi ha bisogno di assistenza sindacale.

Per tali motivi, ESISTENZIALI per me ed essenziali mi ricandido per il rinnovo delle RSU 2015, elezioni previste per il 3, 4, 5 marzo prossimo, mi ritrovo mio malgrado ad essere candidato nuovamente da solo, ho fatto tutti i tentativi possibili per poter essere almeno in due in lista, purtroppo non sono stato fortunato, certo lo capisco bene fare Sindacato Conflittuale e di Base non è facile ci vuole spirito di sacrificio più di quanto se ne pensa, fare sindacato spesso a proprie spese non è semplice, esporsi significa pagare sulla propria pelle principalmente sulla credibilità, comunque quello che interessa principalmente è crederci e rimanere modesti nel tempo. Ringrazio pubblicamente il Collega Gaetano Castelli che ha accettato di curare la Tesoreria del Sindacato a livello regionale, scelta oculata e scrupolosa essendo una onesta persona che gode di ECCELLENTE STIMA da parte dei Colleghi e da parte di tutte le nostre conoscenze, GRAZIE GAETANO, con l’augurio che tu possa goderti il beato riposo pensionistico in compagnia della tua amata famiglia.

Un buon sindacalista non deve amministrare un bel niente, deve occuparsi esclusivamente di FARE SINDACATO, altrimenti perderà consensi, stima e credibilità, RIMANERE INSCALFIBILI, INCORRUTTIBILI ed ONESTI sono le credenziali che necessitano al BUON ONESTO SINDACALISTA preferibilmente anche CONFLITTUALE.

So bene che ottenere la rielezione è un traguardo arduo da parte mia, perché necessita ottenere il doppio dei consensi, visto che è possibile dare la doppia preferenza, quindi con i giochi di tavolino possono incrociarsi le preferenze, io non posso incrociare un bel niente, per tal motivo chiedo a TE, se reputi che ho operato con impegno in questi anni SENZA MAI SPECULARE per ottenere un solo personale profitto, VOTAMI, altrimenti vota a chi vuoi tu oppure non andarci, ma una cosa ti chiedo non classificarmi alla stregue dei PARASSITI-SINDACALI.

Non desidero ricordare nulla del mio impegno in seno la RSU, perché chi opera bene lascia un buon ricordo a tutte/i, ma una merita di essere ricordata, la vertenza denominata I.N.A.D.E.L.? No...Grazie!! durata ben 176 giorni, sino a giungere alla Corte Costituzionale che con la sentenza n.223 dell’08/10/2012 che mise fine ad una nefasta illegittimità, perché  “la ritenuta I.N.A.D.E.L.” era applicata sulla retribuzione, pari al 2,50% sull’80% della retribuzione, destinata illegalmente a quota parte del T.F.S.

ALLORA se vuoi divenire un/a vincente  ripartiamo INSIEME…

VOTAMI e fai VOTARE la lista USI,

la lista delle Lavoratrici

e dei Lavoratori

Entra  nell’U.S.I.

diverrai  anche tu una/un protagonista

 

INSIEME  PER UNA LOTTA GIUSTA

CONTATTA  il  VULCANICO  collega  Lorenzo  Petix

3283682259 – uff. 0934.565997 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

il simplicissimus: La fine dell’illusione. ATENE

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Marzo 2015 16:15 Scritto da Sandro Mercoledì 18 Marzo 2015 16:11

il simplicissimus: La fine dell’illusione

Domenica 15 Marzo 2015 16:51

La fine dell’illusione

di il simplicissimus

Non tutto il male viene per nuocere e ciò che sta accadendo tra le “istituzioni” orwelliane di Bruxelles e il governo di Atene, spazza via ogni illusione altroeuropeista, ovvero l’ultima incarnazione in ordine di tempo della sinistra di resa e di governo, l’ultima sigaretta di Zeno Cosini nel cedimento all’egemonia culturale del liberismo. La possibilità di trovare un compromesso al rialzo, di poter pensare a una società più eguale e più solidale in questo contesto, è stato un abbaglio, un alibi, un deficit di analisi, un’incapacità di liberarsi dalle interpretazioni cristallizzate, molte cose assieme che adesso giungono alla cruna dell’ago della crisi greca.

Come avevo previsto da facile profeta di cose evidenti, la battaglia tra l’Europa ed Atene non poteva e non può che finire in due modi: o una totale resa di Tsipras  o un’ uscita dall’euro perché qui la sostanza della questione non sta nei soldi, nei finanziamenti, negli aiuti ma nel portato politico della moneta unica in nome della quale tutto il potere reale finisce nelle mani di pochi centri finanziari, mentre le istituzioni elettive vengono scavalcate ed esautorate. Aiutare la Grecia sette anni fa sarebbe costato pochi miliardi, anche aiutarla adesso nonostante il degrado della situazione dovuto alle ricette della troika, sarebbe più un problema contabile che reale, eppure la si esclude persino dal quantitative easing di Draghi, inutile e comunque studiato apposta per ridare fiato ai bond tedeschi che praticamente non offrono più alcun interesse. Ma non lo si fa perché questo significherebbe fornire un salvagente a tesi politiche diametralmente opposte a quelle incarnate dalla moneta unica.

Questa situazione avrebbe potuto e dovuto essere prevista già da tempo senza andare al tavolo delle trattative con un presupposto di fedeltà all’ordine monetario  e continentale, credendo che Bruxelles si sarebbe stracciata le vesti al solo vago pensiero di un’uscita greca dal processo con conseguente dilazione dei debiti. In realtà non c’è maggior antieuropeista della stessa Ue che vive ormai in funzione del profitto politico derivante da Maastricht. Senza quello l’Europa può anche andare a farsi fottere, con buona pace del volonteroso euro misticismo da salotto e redazione. Tutto il resto è Nato. Al tavolo bisognava andarci fin da subito con un’alternativa forte e con spalle già coperte per essere interlocutori credibili quanto meno sul piano tattico perché è evidente che i poteri che determinano la governance europea  temono molto di più le conseguenze derivanti da un via libera alle “controriforme” in senso sociale di Syriza che quelle derivanti da un addio di Atene.

Così non è stato forse per ingenuità, forse per insufficienza, forse per poca fiducia nelle proprie idee, come ormai capita alla sinistra da vent’anni. E adesso ci si trova di fronte al problema intatto, dopo però aver dovuto sottostare a un armistizio umiliante con il ritorno della troika e incassare un duro colpo di credibilità Tanto forte che ha avuto un riverbero immediato in Spagna con la discesa di Podemos nei sondaggi.

Vengono i brividi nel cercare di capire cosa sia accaduto a questa sinistra che da orfana del socialismo scientifico non ha trovato di meglio che farsi adottare adottare a distanza dal liberismo. Vengono i brividi pensando che Keynes ottant’anni fa scriveva:

“Il decadente capitalismo individualista e internazionale non è un successo. Non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo”.

Insomma anche Keynes è troppo per la sinistra cosiddetta moderna.

Comunque sia non so come andrà a finire in Grecia, se si tenterà la via delle elezioni anticipate come estremo strumento di pressione, se Syriza finirà per saltare in aria dopo una completa resa, se ci sarà un referendum sull’euro o se con tardiva  determinazione Tsipras e il sempre più intermittente Varoufakis stiano preparando quel piano B per l’uscita dalla moneta unica che si potrebbe concretizzare anche con il passo intermedio di una moneta fiscale parallela, suggerimento partito dall’Italia e forse più efficace per la Grecia che per noi. O se infine non ci sia la confusione più totale, come pare leggendo alcune proposte o sentendo certi ministri che rieditano minacce gheddafiane.

L’Europa di certo ha tutto l’interesse a liberarsi di un governo che per Bruxelles è come fumo negli occhi per sostituirlo con un altro docile e obbediente e forse ha un interesse ancora maggiore nel pretendere che Syriza sventoli la bandiera bianca, dimostrando così l’inutilità degli sforzi per liberarsi dal giogo e dando nuovo respiro ai governi reazionari di marca continentale.

Si il tempo delle illusioni è proprio finito.

Rimane solo l’assuefazione agli stupefacenti politici.

 

   

La contro riforma del lavoro. Renzi va avanti. I dissensi si ampliano.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 19 Gennaio 2015 15:45 Scritto da Sandro Lunedì 19 Gennaio 2015 15:40

La rivoluzione del voucher

Secondo il legislatore, quello di licenziare non è un potere da limitare,ma,’al contrario, un diritto da proteggere. E lo Stato ne facilita l’esercizio a tal segno da non esitare a finanziarne perfino l’abuso.

Coi decreti legislativi approvati dal Consiglio dei ministri la vigilia di Natale può dirsi che la ri-progettazione del diritto del lavoro sta entrando nella fase operativa. Secondo Matteo Renzi, è stata innescata “una rivoluzione copernicana”.  L’innesco consiste nello scambio tra l’abbassamento della tutela in caso di licenziamento illegittimo e l’attività assistenziale svolta a favore del licenziato da un’agenzia (anche privata) per il lavoro istituzionalmente accreditata che, in virtù del “contratto di ricollocazione” che sarà possibile stipulare grazie alla disponibilità di risorse pubbliche, si obbliga a trovargli una nuova occupazione dietro un corrispettivo incassabile “soltanto a risultato ottenuto”. 

L’espediente è ricco meno di ingegnosità che di criticità sia da un punto di vista empirico, perché nel nostro paese la carenza di politiche attive del lavoro è una costante storica, sia dal punto di vista giuridico. Infatti, qualunque giurista appena dotato di buon senso è imbarazzato dagli interrogativi che la novità suscita. Sono numerosi.

Il primo attiene alla ratio della previsione di stanziamenti pubblici per attutire (alcuni dei) danni provocati da illeciti civili. E’ un’indulgenza paradossale: lo Stato sovvenziona il complesso delle misure di contenimento di danni derivanti da comportamenti di cui lo stesso Stato, attraverso i suoi giudici, ha accertato l’illiceità. E’ possibile spiegarselo soltanto così: secondo il legislatore, quello di licenziare non è un potere da limitare. Tutt’al contrario, è un diritto da proteggere. Sempre. Per questo, lo Stato ne facilita l’esercizio a tal segno da non esitare a finanziarne perfino l’abuso.       

Il secondo interrogativo attiene alla vastità della platea dei potenziali interessati: sono soltanto gli assunti, e successivamente licenziati, col contratto introdotto dal decreto pre-natalizio o anche coloro che senza colpa hanno perso il lavoro in epoca anteriore e non ne hanno ancora trovato un altro? Il legislatore tace. Se il silenzio valesse assenso, bisognerebbe con ogni probabilità rivedere l’entità delle risorse finanziarie attualmente stanziate – modeste, comunque. In caso contrario, si creerebbe una discriminazione di trattamento nel periodo post-occupazionale in palese violazione del principio costituzionale d’eguaglianza.

Ad ogni modo, una discriminazione si produce immediatamente tra gli stessi assunti con contratto a tempo indeterminato c.d. “a tutele crescenti” in relazione all’anzianità di servizio. Quanti di loro accetteranno l’offerta del datore di lavoro, incentivata dallo stesso decreto, di astenersi dall’impugnare in sede giudiziaria il licenziamento, o di rinunciarvi qualora l’avessero già impugnato, non hanno il diritto a ricevere il voucher. Infatti, quest’ultimo spetta al lavoratore licenziato “illegittimamente” e soltanto il giudice può stabilire che il licenziamento è illegittimo.

Terzo interrogativo. Per attivare la struttura specializzata nella ricerca di nuova occupazione, l’interessato deve “presentare il voucher (…) rappresentativo della dote di ricollocazione” che ha precedentemente ricevuto dal Centro per l’impiego territorialmente competente. Il legislatore ha voluto chiamare leziosamente “dote” un peculium che altro non è se non l’equivalente del costo sostenuto dallo Stato per ricollocare chi ha perso il lavoro in seguito ad una illegale estromissione dall’azienda cui apparteneva. I criteri di computo il legislatore non li esplicita e l’assegnatario della “dote” può soltanto accettare il voucher. Che sarà avaro o generoso. Dipende, perché “l’ammontare è proporzionato in relazione al profilo professionale di occupabilità” del soggetto – ossia, in relazione alle probabilità di re-impiego.

Tuttavia, è ragionevole supporre che, per praticità, la consistenza pecuniaria delle “doti” sarà differenziata per classi omogenee. E’ dato congetturare infatti che squadre di esperti costruiranno più o meno arbitrarie scale di valori monetari variabili nel tempo e nello spazio che rispecchieranno la gerarchia di status professionali prefigurata dalle preferenze dei mercati. Pertanto, i soggetti in possesso delle professionalità più richieste avranno una “dote” meno sostanziosa perché più alta è la probabilità di trovare una nuova occupazione ed è vera la reciproca. Viste le dimensioni della disoccupazione e le ristrettezze di bilancio, però, è facile prevedere che le imprecazioni si sprecheranno. 

Infine, bisogna interrogarsi sull’effettività sia del “diritto del lavoratore a sottoscrivere il contratto di ricollocazione” con l’agenzia sia del suo “diritto ad una assistenza appropriata”. Non basta asserire che l’agenzia ha l’obbligo legale a contrarre. Dopotutto, si è in presenza di un operatore economico che agisce per fare profitto d’impresa. Pertanto, tenuto conto del principio di corrispettività che governa i contratti di scambio, è realistico che la controprestazione sia proporzionata al voucher e, poiché è presumibile che la consistenza media delle “doti” sarà mediamente esigua, l’assistenza prestata sarà presumibilmente mediocre.

Umberto Romagnoli
Professore di Diritto del Lavoro presso l'Università di Bologna.
Membro dell'Editorial Board di Insight.
   

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