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Green pass nel 2022. Chiarimenti Ministero.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Ottobre 2021 14:38 Scritto da Sandro Giovedì 28 Ottobre 2021 14:35

Green pass: per chi non ce l'ha niente Cig né maternità.

Cosa succede nel 2022

Green pass obbligatorio fino a dicembre 2021, e questo ormai è ben chiaro a tutti. Specialmente ai lavoratori 'no pass': sia ai più reticenti che hanno optato per ferie o malattia, sia a quelli che si sono prenotati i tamponi  in farmacia per due mesi.

Ma che accadrà tra due mesi?

Quando insieme alla fine dello stato di emergenza, è prevista anche la scadenza delle norme sul green pass e quindi dell’obbligo di esibirlo lì dove oggi è richiesto? Per ora nulla è ancora deciso, ma i ragionamenti tra i tecnici e nel Governo vanno verso una direzione: allungare la durata del green pass anche al 2022, forse fino all’estate, almeno fino alla primavera. Anche visti l’aumento dei contagi e il calo delle vaccinazioni. anche

Sul lavoro poi, non bisogna sottovalutare i vari aspetti legati all'attività contributiva e pensionistica, che la mancanza di green pass comporta.

Vaccinazioni in calo mentre il Governo spinge per la terza dose

Lo scopo è di spingere la campagna per le terze dosi del vaccino ora aperto a sanitari, over 80 e da poco anche agli over 60 e portare infine il totale degli immunizzati con due dosi al nuovo target di sicurezza indicato dal commissario Figliuolo: il 90% di vaccinati. Invece nell'ultima settimana sono calate le somministrazioni di vaccino anti Covid: dal 20 al 26 ottobre sono state in media poco più di 152.000 al giorno. E a diminuire, nonostante l'estensione del Green pass a tutti i luoghi di lavoro, sono anche le prime dosi: in sette giorni si contano il 53% nuovi vaccinati. Mentre 11 milioni di dosi rimangono stipate in frigo. È quanto rileva il nuovo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe aggiornato alle 6 di mattina del 27 ottobre.

Cosa rischia chi è senza Green pass al lavoro

Ricordiamo che chi è senza Green pass fino al 31 dicembre non può accedere al proprio posto di lavoro e, dopo cinque giorni di assenza, verrà considerato assente ingiustificato e non sospeso, ma lasciato senza stipendio. Questo significa che continueranno a decorrere termini per la maturazione delle ferie e dei permessi, del Tfr e tutti i diritti connessi con il regolare svolgimento della mansione lavorativa, ma che il lavoratore verrà considerato in permesso non retribuito, fermo restando il divieto di licenziamento. Le sanzioni per chi accede in azienda senza Green pass vanno dai 600 a 1.500 euro, mentre per il datore di lavoro che non controlla si va da 400 a 1.000 euro.

Cosa rischia chi è senza Green pass da gennaio 2022

Da gennaio 2022 tuttavia ciò che si rischia, stando alle faq del governo e del ministero per la pubblica amministrazione, è molto di più. I lavoratori che non hanno il green pass al lavoro sono considerati assenti ingiustificati il che equivale automaticamente alla sospensione dello stipendio. L’assenza ingiustificata (come le linee guida per la pubblica amministrazione) non corrisponde solo alla sospensione dello stipendio, ma anche alla mancata maturazione delle ferie e dell’anzianità di servizio.

Green pass lavoro: da gennaio 2022 a rischio la progressione economica orizzontale.

Per chi non ha il green pass al lavoro e viene considerato assente ingiustificato è a rischio da gennaio 2022 anche la progressione economica orizzontale, come chiariscono le faq ministeriali. Le linee guida infatti chiariscono come i giorni di assenza ingiustificata per mancato possesso ed esibizione del green pass sul lavoro non concorrono alla maturazione di ferie e comportano la perdita dell’anzianità di servizio corrispondente.

La Faq fa riferimento in particolare all’articolo 16, comma 6 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del comparto funzioni locali che stabilisce che “ai fini della progressione economica orizzontale il lavoratore deve essere in possesso del requisito di un periodo minimo di permanenza nella posizione economica in godimento pari a ventiquattro mesi”.

Da gennaio non si maturano ferie né anzianità di servizio

Ci si chiede come l’eventuale assenza ingiustificata per mancato possesso del green pass al lavoro possa influire sulla progressione economica orizzontale, una crescita dello stipendio stesso quindi.

La domanda nel dettaglio è:

“Se un dipendente ha ottenuto l’ultima progressione con decorrenza dal 1° gennaio 2020 ed effettua delle assenze ingiustificate per mancanza di certificazione verde dal 1° novembre 2021 al 31 dicembre 2021 può partecipare alla selezione per il riconoscimento della progressione economica con decorrenza 1° gennaio 2022?”.

La risposta del ministero è molto chiara:

“I giorni di assenza ingiustificata non concorrono alla maturazione di ferie e comportano la corrispondente perdita di anzianità di servizio, a qualunque fine.”

Questo significa che chi fa un’assenza ingiustificata per mancato possesso di green pass non matura l’anzianità di servizio e di conseguenza rischia di non maturare le mensilità necessarie per la progressione economica da gennaio 2022.

Green pass gennaio 2022: a rischio anche assegni familiari, maternità e Cig

Come chiariscono le linee guida con l’assenza ingiustificata viene meno qualsiasi componente della retribuzione di carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario previsto per la giornata di lavoro non prestata, in questo caso per il mancato possesso del green pass al lavoro.

Per essere chiari:

“in relazione alle giornate di assenza ingiustificata, al lavoratore non sono dovuti né la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominati, intendendosi qualsiasi componente della retribuzione (anche di natura previdenziale) avente carattere fisso e continuativo, accessorio o indennitario comunque denominato, previsto per la giornata di lavoro non prestata.”

Il che significa che non solo non si matura l’indennità di servizio che fa perdere la progressione economica, ma anche che non si ha diritto, con la sospensione dello stipendio per mancato possesso del green pass al lavoro, per i giorni di assenza ingiustificata: alle quote degli assegni familiari, all’indennità di cassa integrazione per sospensione dell’attività aziendale alla malattia, alla maternità.

 

Inseguendo un feticcio

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Ottobre 2021 07:46 Scritto da Sandro Mercoledì 20 Ottobre 2021 07:44

Inseguendo un feticcio

 

L’11.10.2021 è stato effettuato in tutta Italia uno sciopero generale del sindacalismo di base/alternativo.

In quella manifestazione abbiamo espresso (ho espresso) le posizioni politico sindacale criticando le scelte dell’attuale governo.

Durante la pandemia i lavoratori sono stati in balia dei datori di lavoro che a dispetto dell’accordo governo-sindacato non rispettavano le norme a tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Coloro che hanno difeso quell’accordo siamo stati noi ma criticati dalle rappresentanze aziendali degli stessi firmatari.

 

Il green pass.

Tutto ruota, inizia e si ferma al green pass, il mondo del lavoro, lo sfruttamento, migliori condizioni salariali, ecc.  vengono oggi assorbiti dal green pass.

È una limitazione, una distrazione del processo evolutivo che un sindacato o una realtà di sinistra dovrebbe, nella sua analisi, metabolizzare e superare per porsi obiettivi più ambiziosi.

La questione del green pass è una di quelle misure che l’attuale governo ha utilizzato mettendo in serie difficoltà i lavoratori per l’ennesima volta, ha diviso il modo del lavoro e i cittadini.

Il governo ha inteso, e volutamente, scientemente, prendere una posizione sul vaccino lasciando libertà di scelta agli individui e così facendo ha scaricato le responsabilità sul cittadino e i lavoratori.

Il governo ha però invece imposto con D.L. il green pass.

Il governo deve tutelare la sicurezza e la salute su tutto il territorio italiano ed i datori di lavoro devono garantire la sicurezza all’interno delle loro aziende o enti.

Dove si avverte discrepanze quando viene chiesto che i tamponi devono essere pagati dai lavoratori.

Il green pass sia diventato uno D.L.  venuto meno il ruolo del governo centrale territoriale.

 

Poniamoci questa domanda e cerchiamo di comprendere chi non è in linea con i doveri che ad ognuno competono.

La tassa sul lavoro ha questa filosofia interpretativa, se vuoi lavorare devi pagare!

Nei primi del’900 fu introdotta la tassa sul macinato e vi furono rivolte sul tutto il territorio italiano.

Quindi mentre per il vaccino ha lasciato “democraticamente” la scelta non ha fatto lo stesso per lavorare dove ha imposto il green pass con il D.L.

Possiamo definire questo comportamento una deresponsabilizzazione del governo sulla questione vaccino ma è chiara la volontà di pilotare questa “possibilità di scelta” indirizzando i lavoratori e il sociale in una direzione che li distrae dal vero problema.

Ora i lavoratori dei porti stanno scioperando e altri soggetti di sinistra manifestando.

Il tampone è uno degli strumenti utilizzabili per lavorare ma il lavoratore per lavorare dovrebbe pagare il tampone.

Noi come primo soggetto inadempiente riteniamo il governo e a cascata regione, comune e poi tuti gli altri soggetti o Enti che rappresentano il governo.

Siamo stupiti che tutta questa energia, sacrifici, attenzione politico-sindacale è rivolta al solo green pass che avremmo voluto che scientemente fosse attenzionato:

al lavoro;

al sociale aumentando le dovute preoccupazioni a governo e padronato, ponendo più preoccupazioni di quella di oggi mette al centro il green pass e il tampone.

Questa analisi non toglie la nostra solidarietà a tutti i portuali ed i lavoratori che scioperano e protestano nei luoghi di lavoro e nel territorio.

Sognare la possibilità di modificare le condizioni di vita dei lavoratori e di una società diversa e migliore non è reato.

Mi li, 19.10,2021

Sandro Bruzzese

Segreteria USI CT&S (MI)

   

Lavoratori in sciopero! Trieste, lacrimogeni e idranti sui manifestanti.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Ottobre 2021 13:06 Scritto da Sandro Lunedì 18 Ottobre 2021 13:02

Trieste, lacrimogeni e idranti sui manifestanti:

sgomberato l'ingresso del porto

Il corteo nelle vie del centro

38 minuti fa

La polizia ha sgomberato il porto di Trieste dai manifestanti no Green pass per consentire la ripresa delle normali operazioni quotidiane. Gli agenti hanno azionato gli idranti e sparato lacrimogeni, per spingere i contestatori fuori dallo scalo. La protesta si è spostata sulle strade e il corteo è arrivato in centro. Identificati alcuni manifestanti tra gli almeno duemila totali.

Ansa Trieste, lacrimogeni e idranti sui manifestanti: sgomberato l'ingresso del porto | Il corteo nelle vie del centro

Al grido di "libertà" e intonando cori contro il presidente del Consiglio Mario Draghi, i partecipanti alla protesta al Varco 4 del porto di Trieste si sono allontanati dalla zona, mentre la polizia avanzava. Quanto ai manifestanti identificati dalle forze dell'ordine, non è stato ancora deciso se contestare loro reati. La questura ha fatto sapere che "un agente del reparto mobile in servizio è stato ferito".

La lunga fila di manifestanti è entrata in piazza Unità d'Italia, riempiendola, e ha continuato nelle vie del centro fino ad arrivare in via Carducci, per poi dirigersi di nuovo lungo le Rive. Sembra che il corteo non abbia ancora una meta oppure non abbia concordato con le autorità dove sia possibile raggrupparsi. In testa al corteo, tra le varie persone, un piccolo gruppo di militanti con sciarpe e cappucci neri e con caschi in mano.

Puzzer: "Vediamo se ci caricano in piazza Unità" - Alla testa del corteo il dimissionario portavoce del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste Stefano Puzzer, che prima di entrare in piazza Unità ha dichiarato: "Vediamo se hanno il coraggio di caricarci anche lì". Intanto, il traffico lungo le Rive è stato bloccato dalle forze dell'ordine al passaggio dei manifestanti. In piazza ci sono passanti e turisti e anche alcuni presidi di agenti.

Al porto l'attività va avanti ma a rilento - Intanto, le attività del porto non si sono interrotte da quando ha avuto inizio la protesta. Le operazioni si sono svolte in moto rallentato il primo giorno, quando al Varco 4 si erano radunate fino a 6mila persone, ed è proseguita nei giorni successivi durante il fine settimane. Anche oggi continua l'operatività, nonostante i disordini.

La linea dei sindacati - L'appello dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, lanciato agli addetti del porto di Trieste era stato "Liberate il porto", le legittime manifestazioni di dissenso "devono essere garantite, ma non possono impedire ad un porto e ad una città di continuare a generare reddito e prospettive per il futuro".

L'arrivo della polizia al Varco 4 - La polizia era arrivata alle prime luci dell'alba al presidio davanti al Varco 4 del porto, dove i manifestanti erano seduti lungo la strada intonando i loro slogan di protesta. I poliziotti sono scesi dai mezzi in tenuta antisommossa invitandoli a disperdersi "in nome della legge". Poi sono stati azionati idranti e sparati lacrimogeni.

Un cordone di lavoratori tra Ps e manifestanti - I lavoratori portuali, riconoscibili per le tute gialle, avevano successivamente costituito un cordone tra polizia e no Green pass per evitare appunto contatti tra le forze dell'ordine e i manifestanti e garantire dunque anche l'incolumità di tutti.

   

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